Il “lavoro della letteratura”
Forme, temi, metafore di un conflitto occultato
e di un’emancipazione a venire

La messa a lavoro (e a profitto) del linguaggio è il piedistallo
materiale, celato e distorto, su cui poggia l’ideologia postmoderna
(Paolo Virno, Lavoro e linguaggio)

 

Con il presente testo si vuole invitare alla redazione di un contributo per il prossimo numero monografico dell’«Ospite ingrato on line» sul tema: «Il “lavoro della letteratura”: forme, temi, metafore di un conflitto occultato e di un’emancipazione a venire». Continua la lettura

Una voce fuori campo
Ancora a proposito di Fortini e Sereni

Nel 2013, anno del centenario della nascita di Vittorio Sereni, ebbi occasione di rileggere il carteggio tra Fortini e Sereni,1 ripercorrendo le varie fasi di un rapporto durato quasi quarant’anni, tra alti e bassi, entusiasmi e mugugni, silenzi, lettere torrenziali e epigrammi. A conclusione di quella lettura citai una poesia di Questo muro (1973) che s’intitola A Vittorio Sereni e fa parte della sezione Versi a un destinatario: mi parve una specie di sigillo a quella bellissima e sofferta amicizia, ma anche una sintesi che parlava delle rispettive opere.

 

Come ci siamo allontanati.
Che cosa tetra e bella.
Una volta mi dicesti che ero un destino.
Ma siamo due destini.
Uno condanna l’altro.
Uno giustifica l’altro.
Ma chi sarà a condannare
o a giustificare
noi due?

 

Guerra alla guerra: Brecht e Fortini

Ho visto piegarsi un iracheno carbonizzato
verso me attraverso il parabrezza schiantato,

col tergicristallo che pare una penna
pronta a scrivere pensieri per la Terra,

col tergicristallo che pare uno strumento
che egli afferra per fare testamento.

I saw the charred Iraqi lean
towards me from bomb-blasted screen,

his windscreen wiper like a pen
ready to write down thoughts for men,

his wind screen wiper like a quill
he’s reaching for to make his will.1

Sono le prime tre strofe di 92 del poemetto di 184 versi in tetrapodie giambiche2 a rima baciata A Cold Coming – Un freddo venire, del poeta britannico Tony Harrison. Nato nel 1937 a Leeds, città industriale dello Yorkshire, da una famiglia della working class (il padre era fornaio), studia i classici greci e latini presso l’Università di Leeds e si immerge nella grande tradizione letteraria inglese (da Blake a Shelley, da Keats a Yeats). Dopo aver molto viaggiato (insegna per un periodo in Nigeria e in Cecoslovacchia, visita Cuba, Mozambico, Leningrado, passa diversi periodi di lavoro negli Stati Uniti), oggi vive a Newcastle. Con Ted Hughes e Seamus Heaney, Harrison è uno dei massimi poeti britannici del secondo dopoguerra (una selezione di sue poesie edite nel 1984 dalla Penguin vendette più di mezzo milione di copie, un record per un libro di poesie). Continua la lettura

Direi di no

Enrico Donaggio, Direi di no. Desideri di migliori libertà, Milano, Feltrinelli, 2016, pp. 160.

Il libro di Enrico Donaggio è un libro da leggere, e non si presta ad un riassunto “oggettivo”. Ricco di riferimenti e di allusioni, privo di apparati eruditi e parsimonioso nelle citazioni – nel confronto con autori classici o contemporanei privilegia il discorso indiretto libero e la parafrasi –, dall’andatura apparentemente divagante e discontinua, il lavoro di Donaggio si presenta come una meditazione che occorre seguire in funzione dei propri interrogativi, e da cui prelevare domande e risposte, sollecitazioni e ispirazioni. Continua la lettura

Le figure di Panzieri
Lettura di Sul primo numero di «Quaderni rossi»
[Paesaggio con serpente, 1984]

L’esperienza dei Quaderni rossi rappresenta una tappa centrale nello sviluppo del movimento operaio italiano: i sei numeri, usciti fra 1961 e 1965, forniscono le basi per un’interpretazione rinnovata del panorama nazionale, mutato in seguito al picco di crescita degli ultimi anni Cinquanta e al conseguente ‘ammodernamento’ di apparato produttivo industriale e relazioni lavorative. L’analisi condotta dai Quaderni, ancorata soprattutto al piano teorico – la rilettura di Marx – e a una pratica – l’inchiesta operaia – rivestirà un’importanza centrale per tutto il ciclo di lotte che si apre nel 1962 con Piazza Statuto per chiudersi nel decennio successivo. In questo percorso Fortini assume un ruolo non secondario: attraverso il proprio intervento saggistico contribuisce ad aprire, assieme a coloro che intervengono sui «Quaderni» – «rossi» e, da un’altra prospettiva, «piacentini» – e sulle moltissime riviste nate nel corso degli anni Sessanta, uno spazio politico a sinistra del PCI, occupato da organizzazioni di vario stampo, orientamento, dimensione. Continua la lettura

Memoria del futuro
leggere Franco Fortini a cento anni dalla sua nascita

Nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della nascita di Franco Fortini (10.09.1917-28.11.1994) le biblioteche fiorentine propongono un programma di letture commentate dei suoi testi, distribuite nella città, volte a favorire la conoscenza diffusa dello scrittore. Il ciclo è coordinato da Vittorio Biagini in collaborazione con il Centro Studi Franco Fortini.

 

lunedì 27 febbraio – ore 16.00

Biblioteca delle Oblate, Sala Storica – via dell’Oriuolo 24, FIRENZE

nell’ambito dell’evento Perché poeti in tempo di povertà?

interviene Luca Lenzini

 

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Margine

Poiché solo la conoscenza che si trasforma in azione fugge alla morte. (Lukács)

In questo breve intervento accolgo le domande che Rino Genovese, lo scorso aprile, ha rivolto invitando tutti gli interessati alla discussione sulla critica e sulla sua possibile funzione oggi.1

Lo stesso Genovese, presentando sul sito de «Il Ponte» la Fondazione per la critica sociale, mette insieme due idee o se vogliamo due speranze: restituire alla critica uno statuto militante e rimettere al centro della discussione il conflitto sociale. Un programma non da poco, la cui difficoltà principale consiste nel fatto che il conflitto sociale al momento non è al centro né del discorso critico né di quello politico in generale. E se, anzi, esso è in qualche modo ravvisabile nell’insoddisfazione latente che accompagna la vita dei “nuovi giovani” e non solo, e potrebbe quindi a volte riuscire a venire alla luce, il suo corrispettivo oggettivo, ovvero il conflitto di classe, è totalmente sparito dall’orizzonte. Lo spostamento del conflitto di classe in conflitto sociale dovrebbe essere forse un punto di partenza di una discussione che si voglia critica. A quale classe o ceto o gruppo economico sociale o genere ognuno di noi appartenga e in nome di cosa e contro chi voglia indirizzare la sua attività intellettuale: sono domande, oggi più che mai, tutt’altro che scontate e che aiutano a considerarci tutti come inseriti dentro il conflitto. Continua la lettura

Poesie scelte (1975-2011)

Michail Ajzenberg, Poesie scelte (1975-2011), trad. dal russo di Elisa Baglioni, Transeuropa, Massa 2013, pp. 143, € 10.00.

La duplice natura del moscovita Michail Ajzenberg (1948) – tra i maggiori poeti russi viventi e tra i maggiori critici militanti viventi – potrebbe indurre al sospetto: di rado una palese vocazione lirica va a coniugarsi armonicamente con la disposizione chiarificatrice propria all’indagatore di poetiche altrui. È, invece, il caso dell’autore in questione, ma secondo una specie di linea di proporzionalità inversa, che – semplificando e sgrossando – vuole tanto delucidante l’Ajzenberg-critico quanto cifrato l’Ajzenberg-poeta. La stessa, talentuosissima, curatrice del volume, del resto, parla di «creazione di immagini dense, impreviste ed enigmatiche», che sono la croce e la delizia del lettore. I testi ajzenberghiani, infatti, somigliano a perfette traduzioni da un importante originale di cui, persino allo stesso poeta(-traduttore), siano miracolosamente pervenuti soltanto i lacerti. Da quello stesso lettore (e da quello stesso traduttore), però, spira sempre un senso di “cripticità” necessaria, mai un atteggiarsi a poeta oscuro, a manierista del difficile. Continua la lettura

Il secolo di Franco Fortini
Conversazioni nel centenario della nascita

VARSAVIA, UNIVERSITÀ CARDINALE STEFAN WYSZYŃSKI
DIPARTIMENTO DI LINGUA E CULTURA ITALIANA

19 e 20 maggio 2017

 

Il Dipartimento di Lingua e Cultura Italiana dell’Università Cardinale Stefan Wyszyński di Varsavia in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia e col patrocinio del Centro Studi Franco Fortini ha il piacere e l’onore di invitarvi al Convegno Internazionale Il secolo di Franco Fortini, che si terrà a Varsavia nei giorni 19 e 20 maggio 2017. Continua la lettura

Compagni e maestri

Luca Baranelli, Compagni e maestri, Quodlibet, Macerata 2016, pp. 102.

Prima di cominciare, invochiamo la Musa. In un articolo su Pasolini del ’92 Fortini ebbe a scrivere che, nonostante le brucianti divergenze, li accomunava l’idea di «una società che non vuole padri, se non dopo avere incontrati dei fratelli, né maestri se non dopo avere riconosciuti dei compagni». ompagni e maestri dunque – e magari, con Meneghello, rigorosamente «piccoli». L’ordine di successione implica una priorità morale, e un’idea di società. Compagni e maestri è il titolo del libro involontario di Luca Baranelli, che un gruppo di amici, insieme all’editore Quodlibet, ha deciso di dedicargli per festeggiare i suoi ottant’anni. Continua la lettura

Tra le poesie “scartate” di Franco Fortini

Tutti i testi qui riportati sono conservati presso l’Archivio Franco Fortini dell’Università di Siena nella “scatola XXX”, dove è raggruppata la maggior parte dei numerosi inediti fortiniani – siamo nell’ordine di alcune centinaia – sotto l’etichetta autoriale di Poesie rifiutate. Ne presentiamo qui una piccola selezione, arbitraria ma non casuale, in quanto connessa alle attività di ricerca del curatore (riguardanti la questione della temporalità). Nella “scatola XXX” è possibile trovare molti testi stampati dal Pc Macintosh che il poeta usava negli ultimi anni di vita, ma anche manoscritti e dattiloscritti risalenti ai decenni precedenti.

Se si volesse approntare un’edizione critica, occorrerebbe ricordare che queste poesie, oltre che in versione cartacea, sono anche testimoniate in versione digitale. Esistono, cioè, due floppy disk1 su cui l’autore aveva salvato le proprie liriche, dividendole in cartelle ora tematiche ora cronologiche. È a questo che fa riferimento Mengaldo nella sua edizione delle Poesie inedite:

 

Proprio sullo scorcio della vita Fortini ha «corrette e ordinate per categorie» anche le sue poesie inedite, corredandole di un indice alfabetico generale dei titoli e degli incipit (non completissimo). Ne sono risultate le seguenti categorie o sezioni, secondo cronologia di massima o “genere”, anch’esse accompagnate da indici alfabetici: 00, VARIE NON CLASSIFICATE; O1, VERSI SENESI; 02, PRIMA DI «FOGLIO DI VIA»; 03, LIGHT VERSES (con l’espressione anche usata in Composita solvantur); 04, TRADUZIONI E PARODIE; 05, 1946-1956; 06, EPIGRAMMI; 07, CANZONETTE; 08, 1956-75; 09, VARIE; <010>, VERSIONI E PARODIE […]. Non sempre però le singole sezioni contengono tutte le poesie annunciate nei relativi indici.2

 

Intervista a Ruggero Savinio
A cura di Massimo Cappitti

Questa intervista nasce dalla domanda intorno alla possibilità di rappresentare la figura umana dopo la lezione delle avanguardie. Nel corso degli incontri – a uno dei quali ha partecipato anche Mario Pezzella – il dialogo si è arricchito di ulteriori sollecitazioni, esito di ciò che, di volta in volta, Ruggero1 diceva. Le sue riflessioni, infatti, imprimevano all’intervista un andamento più ampio, portando alla luce quel nesso vita e pittura più volte evocato da Savinio. Soprattutto, però, Ruggero ha insistito sul suo bisogno di semplificare, di liberare sé e l’opera da ogni intenzione didattica. L’opera, dunque, vale perché si incardina in una vita e, insieme, in una tradizione che la legittima. Pertanto non ha bisogno di trovare fuori di sé la sua ragion d’essere. Colpisce di Ruggero la profonda radicalità delle sue riflessioni, espresse con il garbo che gli è consueto. Nei diversi colloqui, che hanno avuto luogo nel suo studio romano, Ruggero ricorda alcuni artisti che hanno influenzato la sua ricerca: Bacon, Balthus, Giacometti. E poi il rilievo essenziale assunto da Munch, Rembrandt, Von Marées, che continua ad ossessionarlo, l’ultimo Tiziano, «che lascia le sue impronte sulla tela», a testimoniare il legame tra opera e fallimento: dove l’incompiutezza, però, emancipa l’opera dalla accademia, dalla pedissequa ricaduta nell’algida disciplina del canone. Ciò che accomuna questi pittori – pur lontani nel tempo – è la consapevolezza della fatica che la figura sopporta per pervenire all’immagine, il distacco doloroso dal «sostrato magmatico, oscuro del linguaggio, la lenta emersione dall’oscurità di cui, tuttavia, continua a serbare traccia». Di Bacon, ad esempio, Ruggero sottolinea con grande finezza l’oscillazione tra «definitezza e evanescenza». La figura, cioè, è insidiata dalla possibilità del proprio disfacimento. Continua la lettura

Direi di no. Desideri di migliori libertà
Incontro con Enrico Donaggio

Centro Studi Franco Fortini per lo Studio della Tradizione Culturale del Novecento – SIENA
Unione Culturale Franco Antonicelli – TORINO
Fondazione per la Critica Sociale – FIRENZE

Martedì 29 novembre – ore 16.30

Aula H Via Fieravecchia 19 (2° piano)

Incontro con Enrico Donaggio,

autore del saggio

Direi di no. Desideri di migliori libertà

Feltrinelli, 2016

Coordinano l’incontro Rino Genovese e Luca Lenzini

Scarica la locandina

Su «Un mese a Johannesburg»

FROM THE EUROPEAN SOUTH
A transdisciplinary journal of postcolonial humanities, 1, 2016, pp. 285-294.

Nella loro relazione di commensurabilità e comparabilità con gli archivi coloniali (Hamilton, Harris, e Pickover 2002), gli archivi del regime sudafricano di apartheid richiedono, tra le varie precauzioni epistemologiche, un lavoro che sappia trarre beneficio dalle indicazioni metodologiche della “multi-sited ethnography” che è stata proposta da George Marcus (1995, 2011). Continua la lettura

Novísimos – Novissimi
Intersecciones entre la poesía española e italiana

Espéculo – Revista de estudios literarios
Facultad de Ciencias de la Información, Universidad Complutense de Madrid
n. 41 – marzo-junio 2009

La ruptura con las generaciones precedentes marcará la década de los setenta. El surgimiento de una nueva sociedad, el relajamiento y posterior desaparición de la censura y el nuevo ambiente de libertad también se traducirán en una poesía alejada del realismo y de las tradiciones en España. Este distanciamiento quedará ya evidenciado a finales de los sesenta con Arde el Mar, de Pere Gimferrer, en 1966, o con Dibujo de la muerte de Guillermo Carnero, de 1967. No obstante, será la antología Nueve novísismos poetas españoles (1970), la que definitivamente señalará este cambio hacia el esteticismo, culturalismo y el discurso meta-poético, que necesariamente implicará con el lector una relación diferente, de aquella que se había establecido en la postguerra. El conjunto de tales características se denominará estética veneciana, tomando el nombre de la ciudad visitada conjuntamente por estos autores.

La década de los sesenta estará marcada por la voluntad de innovación, que alimentaba el deseo de forjar nuevas formas literarias acordes con una situación social distinta e inédita. Así pues, I Novissimi, cuya repercusión será notable en España, tratarán de desprenderse de aquel lenguaje arcaico y neocrepuscular, avanzando unas líneas de investigación que serán formuladas y ampliamente exploradas por el Gruppo 63. Continua la lettura

Vicino/Lontano
Una replica a Francesco Diaco

Ho riletto con attenzione Lontananze di Francesco Diaco e vorrei muovere all’autore alcune obiezioni, partendo da un mio convincimento rafforzatosi negli ultimi tempi: il discorso su Fortini e la sua opera è meglio che non si riduca a un confronto  tra “fortiniani” o addetti ai lavori. Non ho pregiudizi verso gli studiosi che si applichino da specialisti a un autore anche per me fondamentale, ma la piega  scolastica che a volte anche la riflessione sull’opera di Fortini ha assunto in passato andrebbe evitata. Più importante e urgente  mi pare  oggi costruire un’immagine veritiera di Fortini che possa circolare extra nos e raggiungere altri, soprattutto quanti lo ignorano o conoscono poco le sue opere. Continua la lettura

John & Julio

Julio Cortázar, A passeggio con John Keats, Roma, Fazi, 2014.

Se un editore non del giro grosso pubblica un libro come A passeggio con John Keats – oltre seicento pagine di doppia ed esuberante genialità, quella di John e quella di Julio, che s’incontrano e dialogano sulla poesia, sull’esistenza e sul mondo – la cosa migliore che può succedergli è che nessuno ne parli. Raccapricciante invece il pensiero del destino più ovvio: che ne parlino gli specialisti, siano essi di Cortázar o di Keats. Potete immaginare cosa scriverebbero, non è vero? Sono certo che potete, e allora perché preoccuparsene? E poiché anche voi – ne sono certo – siete stati o sarete giovani, ascoltate John e Julio che discorrono di the murmurous haunt of flies on summer eves, di Rimbaud e di Fanny,  di Siena e della grotta di Fingal, della brughiera di Hampstead e di Rilke, della Barcaccia di Bernini padre e di Burns, di visione e di creazione, all’infinito… Forse sarà allora come se, di citazione in citazione e di traduzione in traduzione, in John si specchiasse il futuro di Julio e questo avesse scritto e commentato, insieme alla vita e alla poesia di John, tutti i vostri e nostri possibili, postumi e indicibili futuri.

Nonostante Gramsci

Marco Gatto, Nonostante Gramsci. Marxismo e critica letteraria nell’Italia del Novecento, Macerata, Quodlibet, 2016, pp. 191.

L’Italia si conferma «paese senza». Oltre che «paese senza eroi», secondo una recente e felice formula, sembra essere anche paese senza teorici. Più precisamente: senza teorici letterari gramsciani. L’ultimo stimolante lavoro di Marco Gatto si intitola Nonostante Gramsci. Marxismo e critica letteraria nell’Italia del Novecento. In esso si ricostruiscono cinquant’anni di incontri mancati fra marxismo letterario e pensiero gramsciano. Seguendo una scansione cronologica, che si dispiega dalla fase post-bellica degli anni Cinquanta agli anni Novanta del trionfo postmoderno, vengono passate in rassegna diverse figure di critici ascrivibili all’area marxista tra cui Angelo Romanò, Natalino Sapegno, Carlo Salinari, Carlo Muscetta, Alberto Asor Rosa, Franco Fortini, Romano Luperini, Leone De Castris. La specola attraverso la quale si conduce l’analisi è quella, sempre delicata, dei rapporti fra intellettuali e popolo, fra arte e società.  Un nodo teorico che non può essere impostato secondo la vetusta, eppure sempreverde, ottica idealistica dell’autonomia, ma che va inserito più correttamente nell’alveo di un’analisi materialistica della società e delle sue produzioni sovrastrutturali. Per Gramsci conoscere voleva sostanzialmente dire «il perenne modificarsi della teoria in relazione al perenne modificarsi della pratica». Continua la lettura

I nostri poeti

I nostri poeti. Antologia civile essenziale dell’Italia repubblicana, a cura di Stefano Guerriero, Roma, Edizioni dell’Asino, 2016.

Stefano Guerriero ha curato un’agile antologia della poesia civile pubblicata in Italia a partire dal secondo dopoguerra. L’operazione non era certo facile, poiché la nostra poesia ha più volte esibito, lungo tutto il Novecento, un rapporto contraddittorio nei confronti della memoria collettiva, dei valori unanimemente condivisi, dell’identità nazionale. Ad apertura di secolo, com’è noto, campeggiano le parole di Gozzano; è il componimento Pioggia d’agosto che mina in profondità qualsiasi uso strumentale della poesia e rivendica la separazione di quest’ultima dalla retorica e dal patriottismo: «La Patria? Dio? L’Umanità? Parole / che i retori t’han fatto nauseose» (con un uso delle maiuscole che è già tutto ironico). Ungaretti invece intitola due suoi testi rispettivamente Popolo e Italia. Il primo è, negli anni e significativamente, più volte rimaneggiato e il secondo spicca per l’apostrofe diretta all’Italia, ipotesi di una sublimazione dello sradicamento di un io esausto («E in questa uniforme / di tuo soldato / mi riposo / come fosse la culla / di mio padre»). Continua la lettura