Il respiro poetico del sapere
Intervista a Antonio Prete

Quali sono gli autori – classici e contemporanei – che più hanno influenzato la tua riflessione? Che cosa in particolare ciascuno di loro ti ha trasmesso?

È un po’ difficile dirlo, per il fatto che, al di là di alcuni amori duraturi, certe influenze o presenze sono state più intense in alcune stagioni, altre in altre stagioni. E poi ci sono i ritorni. Ma soprattutto c’è la compagnia di alcuni classici della quale a un certo punto non possiamo più privarci. Ad ogni modo, per iniziare dai contemporanei, indicherei tre figure di un’altra generazione che mi hanno anche fatto dono della loro amicizia, cioè Edmond Jabès, Mario Luzi, Yves Bonnefoy. Continua la lettura

Il Ciclo Šostakovič
al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

Nel desolante panorama culturale che da troppo tempo avvilisce la nostra società imponendole un’implacabile decadenza in ogni campo delle attività umane, è un grande piacere poter dar conto di alcune realtà che muovono decisamente in controtendenza. Alcune di esse sono di così ampio respiro, così ben strutturate e talmente coinvolgenti che ci si potrebbe finanche domandare come sia stato possibile concepirle ed attuarle da un punto di vista contenutistico, organizzativo ed economico, in un’epoca storica come quella in cui ci tocca vivere. Continua la lettura

Dieci inverni
1947-1957
Contributi ad un discorso socialista

Segnaliamo ai nostri lettori l’uscita del volume di Franco Fortini Dieci inverni. 1947-1957. Contributi ad un discorso socialista, a cura di Sabatino Peluso, con un saggio di Matteo Marchesini, Macerata, Quodlibet, 2018.

Fortini, Dieci inverni web
In quegli anni gli inverni furono o mi parvero molto lunghi. Uscivo di prima mattina su di un terrazzo, fra i tetti coperti di neve, a prender carbone per la stufa; e altro quando veniva buio. Rimanevo a guardare come il metallo si arroventava. Dalla finestra, vedevo tetti, cortili, fumi, di una Milano vecchia, semidistrutta; poi, nuova. Erano inverni profondi, faticosi. Le rovine che avevamo intorno come l’allegoria di un riscatto possibile spariva per dar luogo ad una città opulenta e meschina. Spariva l’Italia popolare e orgogliosa delle sue piaghe che un tempo aveva scoperto e amato se stessa fra resistenza e dopoguerra; o, se dal sud ne venivano voci e le grida, con le notizie degli eccidi, sembrava intollerabile e inguaribile come il nostro passato; e un’altra Italia veniva avanti, avviluppata nel cinismo di settimanali, bruciata dalla speculazione, coperta di manifesti, piena di colore e di stanchezza coloniale; fatta con la nostra stessa vita, e, come un figlio, irriconoscibile. Eppure bisognava impararne l’avvenire. Volevamo sperare di decifrarvi i destini personali e generali. Perché il mondo, come dice Schlegel, è e rimane la nostra unica spiegazione.

«Letterato per i politici, ideologo per i letterati», com’ebbe a definirsi, Franco Fortini in questo libro pubblicato per la prima volta nel 1957 è già il saggista eclettico e rigoroso e il critico affilatissimo destinato a influenzare più di una generazione e a lasciare un’impronta indelebile nella seconda metà del Novecento. La generazione del ’68 incontrò in Dieci inverni alcuni dei suoi temi privilegiati, come il rifiuto dello stalinismo (ma anche del progressismo), la denuncia dei ritardi della cultura della sinistra ortodossa, l’analisi della nascente industria culturale e della funzione della critica in essa; ma è l’ostinata determinazione a non disgiungere la dimensione etica da quella politica che segna ogni pagina del libro – «uno dei tanti che almeno dall’età giacobina hanno in Europa chiamato a resistenza e rigore (o si dica alle virtù civili)» – a definire la cifra distintiva e più durevole dell’intera opera fortiniana.

Non risponde mai nessuno

Simone Ghelli, Non risponde mai nessuno, prefazione di Wu Ming 2, Torino, Miraggi Edizioni, 2017.

«La vergogna di essere uomo: c’è una ragione migliore per scrivere?».

Si apre con questa domanda di Gilles Deleuze, posta in esergo, l’ultima raccolta di racconti di Simone Ghelli, Non risponde mai nessuno. Fin dal saggio L’Atalante in Jean Vigo (2000), seguito da L’ora migliore e altri racconti (2011) e dal breve romanzo Voi, onesti farabutti (2012), Deleuze è una fonte di sollecitazione costante per Ghelli, che ha fatto propria la sua idea di “letteratura minore”, intendendola soprattutto – mi sembra di capire – come spazio di rappresentazione di vite marginali.1 Continua la lettura

Diario di paternità

Stefano Aloe, Diario di paternità, Bergamo, Lemma Press, 2017.

Un piccolo libro – per il formato e il non elevato numero di pagine – e un libro grande, in cui una dolorosa storia individuale sa trasformarsi in un luminoso messaggio di speranza, di fiducia e di amore; infine un libro composito: nell’essenza un diario, che contiene riflessioni, ricordi, brevi cronache, narrazioni fantastiche, versi, sintetiche trattazioni letterarie e culturali.

La sofferenza per la paternità negata da una Medea dei nostri tempi diviene, a poco a poco, una riflessione attenta e lucida sulla genitorialità. Così l’autore oltrepassa i confini dell’esperienza autobiografica, precisando le ragioni di questo libro: «Questo diario è una voce d’amore paterno e filiale. Ha forti radici nel vissuto di chi lo ha scritto, ma aspira all’universale che tutti ci accomuna, perché tutti siamo figli, abbiamo o abbiamo avuto genitori, e padri o madri sono molti di noi. Trae origine da un dolore e anche da una gioia troppo grandi – l’avere un figlio, che è la gioia, e il dolore del venirne privato; a entrambi i sentimenti cerca di scampare attraverso riflessione e lirica». Continua la lettura

L’intransigenza alla tastiera
Rudolf Serkin, «The Complete Columbia Album Collection»

Rudolf Serkin, 1962.

Rudolf Serkin, 1962.

 

Da alcuni decenni siamo piacevolmente abituati alla pubblicazione di progetti discografici dedicati all’intera produzione di un compositore o di un interprete. Si tratta solitamente di collezioni di gran pregio, che permettono di conoscere, valutare e approfondire la completa parabola creativa o interpretativa di un musicista. Chi potrà mai dimenticare l’opera omnia (dal numero 1 al 626 del catalogo Köchel) delle composizioni di Wolfgang Amadeus Mozart? Edita da Philips nel 1991 in occasione del bicentenario della morte del genio di Salisburgo, con i suoi centottanta compact disc ha di certo rappresentato uno degli sforzi più intensi della riproduzione su disco di tutti i tempi. Non credo che questa sia stata la prima edizione completa mai realizzata nella storia, ma di sicuro essa ha rappresentato una pietra miliare nella discografia della musica classica, dando seguito a tante altre simili iniziative. Continua la lettura

Nietzsche a Wall Street

Daniele Balicco, Nietzsche a Wall Street, Macerata, Quodlibet, 2018.

Scegliendo Nietzsche a Wall Street come titolo per il suo libro, Daniele Balicco attiva una folta serie di rimandi, ovvero espone una genealogia tanto illustre quanto impegnativa. Il primo dei rinvii è esplicitato nell’Introduzione ed è a Lenin in Inghilterra, saggio apparso per firma di Mario Tronti sul n. 1 di «Classe Operaia» (1964); un altro è a Adam Smith a Pechino (Adam Smith in Bejing: Lineages of the Twenty-First Century, 2007) di Giovanni Arrighi, autore al centro di uno dei capitoli più stimolanti del libro. E fin qui, siamo entro una costellazione ben definita, che muove da un orizzonte marxista classico progredendo fin verso le vitali, militanti sponde dell’operaismo italiano: secondo una prospettiva che tuttavia allarga il novero dei riferimenti a intellettuali di varia formazione ma per nulla riducibili, nell’insieme, a posizioni ortodosse o a teorie prescrittive, e tanto meno a un retroterra solo nostrano. Così, ecco che nella sezione «Modelli» troviamo, in ordine, Franco Fortini, Edward W. Said, Fredric Jameson e il citato Arrighi, nessuno dei quali è riportabile a schemi di ordinanza; mentre a livello di pensiero (e di stile) vale per ognuno, si può dire, un tratto o motivo caratterizzante, radicale e dialettico, spiazzante, che Balicco mette a fuoco a partire da Said: il motivo del “contrappunto”, che proviene dall’ambito musicale e che va visto come modello intrinseco allo stesso Nietzsche a Wall Street, al suo modo di declinare le istanze che provengono dalla contemporaneità. Continua la lettura

L’indifferenza naturale

Italo Testa, L’indifferenza naturale, Milano, Marcos y Marcos, 2018.

Dopo varie raccolte moderatamente sperimentali (La divisione della gioia, I camminatori), e l’importante Tutto accade ovunque accolto anche all’estero (Aragno, 2016) a pieno titolo tra i libri della giovane avanguardia di questi anni, Italo Testa prosegue con questo nuovo volume una fase fruttuosa – se non pacifica, diremmo di assestamento – nella propria ricerca poetica originale, esigente e raffinata senza eccessi formali né ammiccamenti d’epoca. Priva di quella “libidine letteraria” insomma, già deprecata da Primo Levi negli anni di poco successivi alla seconda guerra mondiale. Ma oggi saremmo, e non solo in campo letterario – guerra a parte nell’accezione tradizionale –, ben oltre. Qui invece «lo sguardo è lenta costruzione» (incipit assoluto), anche se per forza di cose «guarda la vita che anonima fermenta», fino alla scomparsa o meglio cancellazione del solito “tu” poetico – un io virtuale, si sa – «dal registro delle cose animate» (p. 83). Qui «si apre un vuoto tra le cose». Continua la lettura

La forza dell’attesa
Su Velio Abati romanziere e poeta

Domani1 il romanzo, Questa notte, Canzoniere le poesie. Entrambi i testi sono stati pubblicati dall’editore Manni, rispettivamente nel 2013 e nel 2018. Si tratta, se così si può dire, di due romanzi, l’uno in prosa, l’altro in versi; l’uno narra le vicende di una lunga epoca della storia d’Italia, l’altro narra la storia dell’autore e, al contempo, la storia di compagni, amici, parenti, in una parola la storia di un’epoca, di una certa cultura italiana che vi entra sia attraverso il lessico, sia attraverso sonorità ed echi quasi sempre involontari. Continua la lettura

«Giovanni e le mani» – «Agonìa di Natale»
Storia editoriale e riflessioni critiche
a partire dalle testimonianze d’Archivio

1.

I due titoli che caratterizzano l’unico romanzo di Franco Fortini – Agonìa di Natale, pubblicato tra «I coralli» Einaudi nel 1948, fu riedito come Giovanni e le mani nel 1972 – sono indizio di un retroscena editoriale tormentato e per certi versi contraddittorio, le cui tappe fondamentali sono documentate da una ventina di lettere della cospicua corrispondenza tra Fortini e alcuni collaboratori einaudiani (Elio Vittorini, Cesare Pavese e Italo Calvino). Perlopiù inedite e conservate presso l‘Archivio Einaudi di Torino e in numero minore presso l’Archivio della Biblioteca Umanistica dell’Università di Siena,1 le missive risalgono ai mesi tra novembre 1946 (quando il romanzo a detta dell’autore era quasi ultimato) e la vigilia della pubblicazione, gennaio 1948. Altre due testimonianze significative sono tarde (marzo 1972) e preliminari alla seconda edizione. Continua la lettura

Su «Punctum fluens» di Antonio Bisaccia
Osservazioni sull’antinomia tra realtà e astrazione nel film sperimentale

Sì, è nata un’arte, forse la maggiore, ma è ancora in una stalla; non ha avuto la visita dei re Magi alla sua nascita. Vogliono farne, da grande, un prestigiatore da music hall o un interprete. Siamo pochi in tutto il mondo a vegliarla gelosamente, prosternati davanti alla culla come pastori di Betlemme, e se necessario la difenderemo usando il bastone.1

Siamo nel 1928. Con queste parole, non senza un filo di retorica, Abel Gance intendeva riassumere la propria idea di cinema, al contempo esponendo una poetica, mettiamola così, operativa e militante. Ed è proprio in tal senso che quel tono retorico si mostra funzionale all’oggetto polemico, ovvero il cinema stesso, col suo linguaggio conteso tra una direzione mercantile e un’altra pura. Continua la lettura

Nuovi contributi su Fortini
un estratto di Luca Daino

A pochi mesi dalla chiusura delle ultime iniziative dedicate al centenario, proponiamo ai lettori alcuni estratti delle ultime pubblicazioni, in volume e in rivista, dedicate a Franco Fortini e uscite nel corso del 2017.

 

1. DainoLuca Daino,
La gioia di conoscere. I pareri editoriali di Franco Fortini per Mondadori

[in F. Fortini, La gioia di conoscere. I pareri editoriali di Franco Fortini per Mondadori, Milano, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, 2017]

Nulla o quasi è avvenuto per caso nell’attività intellettuale di Fortini: nessuna scelta, sia pure legata all’esigenza di sbarcare il lunario, pare scaturita da un pigro acconsentimento a se stesso. Si sa, a caratterizzare Fortini è, almeno nelle intenzioni, un risoluto autocontrollo, una tenace “verifica dei poteri” riguardante il proprio e l’altrui agire. È dentro questa prospettiva mentale e ideologica che svolge, un po’ per scelta, un po’ per forza di necessità, un’enorme mole di lavoro per l’“odiosamata” industria del libro, con la quale intrattiene relazioni alquanto schiette, a partire dagli accordi contrattuali: Continua la lettura

Intellectuals, Anti-Fascism, Critique
Revisiting the Writers’ Mandate – A Symposium

Birkbeck Institute of the Humanities and the Centre for Philosophy and Critical Thought
Goldsmiths, University of London
Room B04 – 43 Gordon Square, Bloomsbury, WC1H

Friday 25th May, 10.00 – 5.00

To mark the publication of Franco Fortini’s essay collection A Test of Powers, edited and translated by Alberto Toscano, we present a short symposium on intellectuals and anti-fascism.

Panel 1: The Crisis and Critique of Anti-Fascism: Fortini and Us
with Alberto Toscano, Geoffrey Nowell-Smith and Esther Leslie

Panel 2: Cultures of Anti-Fascism, from the 1930s to Today
with Richard Seymour, Suman Gupta and Elinor Taylor

Informazioni e Registrazione

Archeologia di un matrimonio
Su «Lacci» di Domenico Starnone

Quale memoria si conserva di un matrimonio sopravvissuto alla rottura? Cosa resiste al furto degli anni? Tra le tante storie materiali, tra l’accumulo dei discorsi, cosa lega davvero i singoli alla minacciosa cantilena dell’«io ero… tu eri…»? E, soprattutto, quante realtà e quante narrazioni parallele vivono dentro il flusso uniforme dell’esistenza trascorsa sotto un medesimo tetto? Il romanzo di Domenico Starnone costruisce un edificio che dà spazio precisamente a questi dubbi, articolandoli sia tematicamente sia stilisticamente: per questo Lacci non è, semplicemente, un romanzo sulla crisi di un rapporto di coppia, ma un’opera che allestisce, attraverso se stessa, gli autoscenari di irrealizzazione di sé tenuti in piedi dai pilastri indistruttibili del matrimonio. Continua la lettura

La critica secondo Fortini

Ringraziando l’autore, ripubblichiamo qui la relazione presentata da Romano Luperini al convegno Fortini ’17, che si è tenuto all’Università di Padova l’11 e il 12 dicembre 2017 in occasione del centenario della nascita, precedentemente uscita sul blog «La letteratura e noi».

In questa introduzione non mi occuperò di Fortini critico ma della critica secondo Fortini. Su Fortini critico sono previsti in questa sezione già cinque interventi, e inoltre su questo argomento non saprei dire molto di diverso da quanto da me scritto negli anni Novanta.1 Confesso tuttavia che non mi sarebbe dispiaciuto fare autocritica su una doppia lacuna di quel lavoro: l’aver taciuto allora sull’importanza fondamentale di un saggio fortiniano di sessanta anni fa ancor oggi attualissimo, Metrica e libertà, e sul ruolo che Fortini critico ha avuto nel delineare il canone del Novecento poetico italiano. Continua la lettura

Ascoltando Sokolov

Grigory Sokolov

Una mia impressione sull’ascolto dal vivo di un recente recital del grande pianista russo Grigorij Sokolov non può non partire da una premessa, che dovrà esser sempre chiara e presente nella mente di chi leggerà questo mio scritto, anche e soprattutto nel caso in cui alcuni dei miei punti di vista sull’arte pianistica di questo interprete non dovessero collimare con quell’idea generale di genialità condivisa dalla critica e da una consistente fetta di ascoltatori: Sokolov è un grande artista, un musicista di altissima levatura, un pianista sbalorditivo. Affermo ciò con tale convinzione che le mie parole potrebbero tranquillamente assumere connotati di autentico assioma; qualcosa, quindi, che è vero di per sé e che non è necessario dimostrare. Continua la lettura

Esercizi di sopravvivenza dello scrittore italiano
Quattro prose di Francesco Forlani, Andrea Inglese,
Giacomo Sartori, Giuseppe Schillaci

Esercizi di sopravvivenza dello scrittore italiano, a cura di F. Forlani, A. Inglese, G. Sartori, G. Schillaci [Il cartello], in «Nuova Prosa», 68, 2017, Socialpatie, a cura di S. Castiglione.

Quattro autori italiani, Francesco Forlani, Andrea Inglese, Giacomo Sartori e Giuseppe Schillaci, si sono riuniti in una “formazione improvvisata”, secondo la loro definizione, che hanno chiamato «Il cartello». Tutti e quattro vivono a Parigi, e hanno in comune la collaborazione, a diverso titolo, al blog letterario «Nazione Indiana». I loro percorsi biografici ed artistici, le loro scelte espressive e di stile sono tutt’altro che omogenee, ma leggendo i testi pubblicati su «Nuova Prosa» (e, in traduzione, nel numero 65 de «La revue littéraire»), quattro prose brevi che accompagnano la presentazione del gruppo, e che vertono sulla loro condizione di scrittori italiani non mainstream, si è colpiti dalla postura condivisa, dall’approccio comune alla questione che mostrano di avere. Continua la lettura

Letteratura spagnola ed editoria napoletana:
il caso Guida editore

L’editore e la libreria

L’editore Guida apre i battenti all’inizio degli anni Trenta del Novecento,1 estendendo al campo editoriale le suggestioni raccolte da un’intensa attività culturale che la libreria favorisce in uno dei luoghi storici di Napoli, Port’Alba. È qui che Alfredo Guida fonda il nuovo gruppo, con sede in uno dei locali della storica “Via dei libri” napoletana: nei primi anni di vita, forte del nutrito circolo di intellettuali che gravitano attorno alla libreria, può destreggiarsi in un contesto caratterizzato da un’effervescenza di idee e proposte, che malgrado ripetuti sforzi operati su più fronti, sarà destinato a esaurirsi con lo scoppio della Seconda guerra mondiale. Sulla scia di Ricciardi, assieme a Morano il reale protagonista dell’editoria napoletana, l’imprenditore Guida cerca di superare le barriere ideologiche che circondano il campo delle lettere, proiettando la propria attività in un ideale contesto di convivenza di idee, volto a un risveglio culturale necessario dopo quasi una decade di ottenebrante regime. È in virtù di tale istanza che all’interno dei primi cataloghi troviamo, fianco a fianco, autori di opposizione, apertamente antifascisti, come Roberto Bracco, e testi invece molto più filogovernativi, destinati soprattutto alla divulgazione scolastica o accademica. Continua la lettura

Il romanzo saggio
1884-1947

Stefano Ercolino, Il romanzo saggio. 1884-1947, trad. it. di Lorenzo Marchese, Firenze-Milano, Bompiani («Agone»), 2017, 298 pp.

In linea con gli scopi dichiarati dal curatore Antonio Scurati per la sua collana «Agone», la traduzione del volume The Novel-Essay (Palgrave Macmillan, 2014) porta al lettore italiano la seconda opera di un ottimo rappresentante di una nuova generazione d’intellettuali impegnati in un confronto con i grandi temi culturali della contemporaneità. Stefano Ercolino (1985), formatosi sotto la lezione di Massimo Fusillo e Franco Moretti, dopo diversi incarichi come ricercatore in Europa e negli Stati Uniti, insegna letterature comparate alla Yonsei University di Seul. Nei tre anni trascorsi dalla pubblicazione dell’opera originale in inglese, Il romanzo saggio ha suscitato ampia risonanza non solo nel mondo accademico (su riviste come «Modernism/Modernity», «Compar(a)ison», «Between», «Los Angeles Review of Books», «Strumenti critici», «Syndey Review of Books»), ma anche in quello più ampio del dibattito militante sui giornali e sui siti specializzati («La Repubblica», «Alias», «La Lettura», «Doppiozero», «Le parole e le cose», «Fata Morgana»). Il fatto si spiega non solo con l’innegabile qualità della proposta teorica dell’autore, in grado di combinare analisi stilistica e storica su un corpus di lavoro con un convincente inquadramento culturale del problema, ma soprattutto con la natura del tema stesso, che chiama in causa una forma letteraria ibrida, tra saggistica e narrazione, che apparentemente continua dalla modernità fino a noi. Continua la lettura