Lontananze

Il volume “Come ci siamo allontanati”. Ragionamenti su Franco Fortini, pubblicato nel maggio 2016 dall’editore Arcipelago di Novara, è in gran parte costituito dalla rielaborazione degli interventi tenuti tra l’ottobre e il dicembre del 2014 a Milano, presso la Libreria Popolare di via Tadino, nell’ambito di un ciclo di incontri organizzati da Paolo Giovannetti in occasione del ventennale dalla morte dell’intellettuale fiorentino. A questo nucleo originale, però, sono stati aggiunti gli articoli di due giovani studiosi fortiniani, affini per argomento e per taglio ermeneutico ad alcune delle precedenti relazioni.

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Il lavoro del poeta

Niccolò Scaffai, Il lavoro del poeta. Montale, Sereni, Caproni, Roma, Carocci, 2015.

Esperienze, letture, incontri, missive, «occasioni». Ma anche sviste, abbagli, «operazioni microscopiche e silenziose[1]»: rimuginazioni. Dietro la poesia c’è tutto questo: sono le circostanze dell’esistenza – mediate attraverso la tecnica – a nutrire la scrittura, e a tenerla in piedi, come fili sottili ma impossibili da recidere. Lo sapeva bene Vittorio Sereni, che nel 1980, in un intervento dal titolo Il lavoro del poeta, esprimeva un senso di difficoltà nel definire “lavoro” un sistema così complesso e determinato dal caso. Lo sapeva Contini, che nel 1937 pubblicava Come lavorava l’Ariosto, il suo saggio sulle varianti ariostesche. Lo sa senz’altro Niccolò Scaffai, che nel suo ultimo libro – una raccolta di saggi uscita per Carocci nel 2015 – si concentra sul mestiere del poeta: nella sua materialità, nel suo legame con l’esistenza, nel potere condizionante delle esperienze. Lo sa soprattutto perché non si concede nessuna deviazione verso la critica biografica: secondo lo studioso, infatti, «la critica letteraria non è storia aneddotica né filosofia, non è riassunto né microscopia della forma. Né tantomeno è un’esternazione apodittica, basata su pseudocategorie che vorrebbero esprimere militanza»; al contrario, consisterebbe nella «ricerca del nesso tra esistenza ed espressione, attraverso gli strumenti propri dell’analisi letteraria [2]».

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GUERRA_ALLA_GUERRA_14_GIUGNO_2016Martedì 14 giugno alle ore 18 presso ESC Atelier,
in Via dei Volsci 159 (Roma), si terrà un incontro su
Poesia e politica, Bertolt Brecht e Franco Fortini dal titolo “Guerra alla guerra”

Verranno proiettati, letti e commentati alcuni “fotoepigrammi” da L’abicì della guerra di Brecht insieme ad altri testi del poeta tedesco tradotti da Fortini e poesie dello stesso Fortini.

Interverranno Augusto Illuminati (Libera Università Metropolitana), Virginio Massimo (Comitato Nando Iannetti), Donatello Santarone (Università Roma Tre)

I Canti Orfici rivisitati1

Ormai le ricorrenze sono una sorta di rituale ineluttabile per proporre “eventi” o iniziative che in genere giovano soltanto a chi li realizza, ed è tanto inflazionato il costume (in effetti ogni giorno è una ricorrenza) per cui forse un giusto omaggio ai celebrandi potrebbe esser quello di tacere, almeno per un giorno. Nel caso di Dino Campana e del centenario dei Canti Orfici (1914), però, oltre al solito convegno, all’Asor Rosa di rito e a una più che dovuta mostra alla Marucelliana di Firenze, si è registrata nel 2014 una felice eccezione, che si deve a Dino Castrovilli e altri aficionados del poeta: una edizione anastatica del libro (edita da Cronopio), tale da consentire al lettore comune di fruire dell’esatta riproduzione dell’originale stampato a Marradi, accompagnata dal cd con la lettura integrale dei Canti a opera di Claudio Morganti.

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Prefazione a “Come ci siamo allontanati…”

Ragionamenti su Franco Fortini, a cura di L. Carosso e P. Massari, Milano, Arcipelago, 2016

Se confrontassimo le iniziative per ricordare Fortini in occasione del ventennale della sua morte con le precedenti,1 noteremmo tre fatti significativi: il ridimensionamento della pattuglia di studiosi e amici della vecchia guardia, essendo mancati Cesare Cases, Giovanni Raboni, Michele Ranchetti, Edoarda Masi e Tito Perlini; il silenzio nel ventennale di diverse voci, spesso tra le più autorevoli e qualificate, che lo commemorarono a Siena nel decennale; e l’affacciarsi presso studiosi giovani o meno anziani di due immagini di Fortini più mosse rispetto alle precedenti e consolidate : quella di un Fortini fuori tempo (e fuori dal Novecento) o, si potrebbe dire, di un Fortini oltre Fortini (come si parlò in passato di un Marx oltre Marx); e quella di un giovane Fortini, staccato se non amputato dal Fortini maturo o ideologo.2

 

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Dodici apostati

Se una dottrina religiosa, o anche solo un’ideologia, diventa silenziosamente dominante fino a restringere sempre più il campo del possibile, la sua negazione diventa un atto liberatorio: un movimento di partenza per aprire nuovi orizzonti di sviluppo. Nella raccolta di saggi Dodici apostati. Dodici critici dell’ideologia italiana (a cura di Filippo La Porta, Brescia, Enrico Damiani Editore e Associati, 2015, p.128, € 15), ciò che si presenta al lettore è questo: un rifiuto, godibile ma anche argomentato, dei riti della società culturale italiana dei nostri giorni.

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«Ich höre aufmerksam meine Feinde zu – Ascolto attentamente i miei nemici»:
il carteggio Fortini – Enzensberger

 

Impossibile poi prevederne l’effetto, quando ciò che scriviamo viene spinto a cento chilometri e una lingua di distanza: altre luci, altri accordi, una storia sconosciuta ed ecco, molto viene perduto. (H.M. Enzensberger, lettera a Fortini del 3 marzo 1961, trad. cur.)i

Che un autore si trovi, nel medesimo tempo, a tradurre le poesie di un altro e a essere, da questo altro, tradotto a sua volta, è circostanza poco consueta e gravida di implicazioni: lo è ancor di più se i due condividono un orizzonte di pensiero comune, occupano posizioni analoghe all’interno del campo letterario nazionale, guardano agli stessi modelli poetici. Così, quando questa occasione si offre a Fortini e Hans Magnus Enzensberger, detentori entrambi di un elevato capitale simbolico e insieme maldisposti a vestire, all’interno dei rispettivi contesti, i panni dell’intellettuale organico, ciò che scaturisce dal colloquio va ben oltre i ragguagli in materia di traduzione.

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Incontro sulla critica

Venerdì 15 aprile 2016

Incontro sulla critica

Siena, Centro studi Franco Fortini, via Fieravecchia 19

ore 14.30 (aula H, piano II)

Quale la funzione della critica letteraria oggi, in particolare in un paese come l’Italia che vede in generale pochissimi lettori, e in cui circa l’ottanta per cento del pubblico della narrativa è costituito da lettori-consumatori che leggono l’ultimo romanzo premiato sotto l’ombrellone? È possibile rompere o almeno incrinare la tendenza della letteratura all’ineffettualità e all’intrattenimento? E per quanto riguarda specificamente la poesia, che com’è noto è un genere non commerciale, è immaginabile la sua uscita da un’autoreferenzialità per cui il suo pubblico è composto in modo schiacciante da poeti, o comunque da persone che aspirerebbero a essere riconosciuti come tali?

Rino Genovese

Queste le domande principali su cui verte l’incontro di venerdì 15, promosso dalla Fondazione “Il Ponte” per la critica sociale (Firenze) in collaborazione con il Centro studi Franco Fortini dell’Università di Siena. L’incontro è nato per mettere a confronto redattori di riviste e siti militanti, studiosi e praticanti, a vario titolo, di critica letteraria, con particolare riguardo alla dimensione contemporanea, alla letteratura che si fa; ed è aperto a tutti gli interessati.

Info:
Centro Studi Franco Fortini
0577 232502 segreteria (Elisabetta Nencini)
0577 232530 coordinamento (Luca Lenzini)

Per Renato Solmi

Sabato 2 aprile al Centro Studi Sereno Regis di Torino ha avuto luogo una serata per ricordare Renato Solmi.
Sono intervenuti Tommaso Munari, Simone Scala con ampie e approfondite relazioni sul pensiero e il lavoro editoriale di Solmi, a cui hanno fatto seguito testimonianze di Francesco Ciafaloni, Giovanni Ramella, Cesare Pianciola, Enrico Peyretti. Hanno introdotto Enzo Ferrara e Massimo Cappitti, organizzatori della serata; Luca Baranelli ha dato inizio ai lavori con un breve e intenso saluto. Ringraziamo Francesco Ciafaloni, collaboratore del Centro Fortini, per aver fornito all’Ospite ingrato il testo del suo intervento, che ha messo lucidamente a fuoco l’eredità dello straordinario lavoro intellettuale di Renato Solmi.

Ideologia digitale. Competenze e discipline nel sistema di formazione europeo

Nei discorsi istituzionali sulla didattica “digitale” stupisce senz’altro la carica retorica che li accompagna. Uso spropositato di aggettivazione, ridondanza, neologismi e prestiti dall’inglese, il tutto accompagnato da grandi sorrisi, ampia gestualità, o nel caso di testi su carta stampata, da grassetti, sottolineature, colori, ingrandimenti del carattere. Questa enfasi si ripete anche in contesti non ufficiali e tendenzialmente neutralii. Così, ad esempio, in un manuale per la preparazione del Concorso a Cattedra del 2012, il capitolo dedicato alla strumentazione digitale si presenta come un contenuto pubblicitario della pagina web di un produttore di tecnologie informatiche e della comunicazione (ITC). In qualsiasi momento del testo è possibile recuperare un saggio del lessico e delle forme argomentative tipiche di questo genere di discorsi:

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Per un canone realista.
Barthélemy Amengual scrittore di cinema (dalla parte di André Bazin)*

Forse il nome di Barthélemy Amengual (1919-2005) non dirà molto, oggi, al lettore o allo spettatore italiano: legato, com’è, a una stagione ormai trascorsa, quella d’una critica militante severa ma insostituibile, e di fatto insostituita, che ha condotto una serie di battaglie culturali importanti, certo non tutte condivisibili, tra il secondo dopoguerra e il tragico limine degli anni ’90. Il riferimento, naturalmente, va a Guido Aristarco e alla rivista Cinema Nuovo, della quale Amengual fu a lungo collaboratore.

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Per una rilettura delle Canzonette del Golfo

La terza parte di Composita solvantur – ultima raccolta fortiniana, edita da Einaudi nel 1994 – è costituita, come è noto, dalle tanto dibattute Sette canzonette del Golfo1. Si tratta di una sezione particolarmente controversa, in quanto il riferimento alle crudeltà della Prima Guerra del Golfo – ossia alla grande Storia e agli eventi politico‑militari internazionali – non solo viene giustapposto senza soluzione di continuità a scenette private e banalmente quotidiane, ma soprattutto viene filtrato e straniato attraverso un tono volutamente leggero e ironico.

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Profilo di Francesco Permunian

Tradizionalmente la provincia italiana viene ritratta come la culla e il baluardo delle virtù e delle identità nazionali. Questa visione è parsa mistificante e falsamente idilliaca fin dal suo nascere, eppure, per motivi di diversa natura, è riuscita a entrare nell’immaginario collettivo. Cosa c’è di vero oggi in questa prospettiva? Di quali virtù e di quale identità si fa portatrice l’Italia profonda?

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Majakovskij, la gloria eterna e la mistificazione

Serena Vitale, Il defunto odiava i pettegolezzi, Milano, Adelphi, 2015, pp. 284.

Inarrivabile cantore della Rivoluzione e padre del cubofuturismo sovietico, Vladimir Majakovskij è universalmente riconosciuto come uno dei poeti più acclamati e influenti del XX secolo. “Così grande e così inutile”, come egli stesso si definiva, la figura dell’autore georgiano, iconizzato ad aeternum in bronzee o marmoree pose celebrative, ha indubbiamente pesato come un macigno nella tradizione letteraria russa: lo ammette Pasternak, lo conferma la Cvetaeva, lo testimonia la mole di monografie a lui dedicate in mezzo mondo.

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Per Sergio Finardi

Il 2 dicembre scorso è morto Sergio Finardi a Chicago, dove viveva da molti anni. Giornalista d’inchiesta e ricercatore, fondatore di TransArms, collaboratore di OPAL e autore di numerosi articoli e saggi dedicati in particolare al tema del trasporto di armamenti (tema di cui era diventato uno dei maggiori esperti mondiali e che fu oggetto della collaborazione al Centro Studi Franco Fortini: L’Armada e i suoi oppositori, «L’ospite ingrato»,  2003, 2), era nato a Cremona nel 1950.

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Nicola Lagioia, La ferocia,
Einaudi, 2014

All’uscita di La ferocia di Nicola Lagioia, quasi un anno fa, avevo scritto in una breve recensione (sulla Nuova Sardegna, 3 novembre 2014) che si trattava d’un romanzo importante, sfaccettato e preciso: destinato, probabilmente, a restare. Ripensandoci oggi, mi pare opportuno aggiungere qualche nota a quei ragionamenti, soffermandomi sulla sostanza letteraria del romanzo, magari prendendo piede da un discorso relativo, diciamo così, alla società letteraria. Se di quella scelta aggettivale ero, e resto, convinto, anche sull’altro fatto – quello della resistenza al tempo – forse ho indovinato: se è lecito fidarsi, in tal senso, del successo al Ninfeo di Villa Giulia. Mi rendo conto che parlare d’una possibile autorità del premio Strega schivando la coda di polemiche, spesso fatue, è cosa ardua. Ma forse ora, a qualche mese di distanza e ad animi meno caldi, si può nuovamente tentare di approssimarsi, pur brevemente, al problema.

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Intervista a Luciano Gallino
di Giacomo Russo Spena

Lo scorso 8 novembre è scomparso Luciano Gallino, sociologo di chiara fama, intellettuale militante e tra gli interpreti in assoluto più acuti del nostro tempo.
Di lui ha scritto Marco Revelli sul “Manifesto” (9.11) che si era formato “in quella Camelot moderna che era l’Ivrea di Adriano Olivetti, all’insegna di un «umanesimo industriale» che ovunque avrebbe costituito un ossimoro tranne che lì, dove in una finestra temporale eccezionale dovuta agli enormi vantaggi competitivi di quel prodotto e di quel modello produttivo, fu possibile sperimentare una sorta di «fordismo smart», intelligente e comunitario, in cui si provò a coniugare industria e cultura, produzione e arte, con l’obiettivo, neppur tanto utopico, di suturare la frattura tra persona e lavoro. E in cui poteva capitare che il capo del personale fosse il Paolo Volponi che poi scriverà Le mosche del capitale, e che alla pubblicità lavorasse uno come Franco Fortini, mentre a pensare la «città dell’uomo» c’erano uomini come Gallino, appunto, e Pizzorno, Rozzi, Novara… il fior fiore di una sociologia critica e di una psicologia del lavoro dal volto umano.”
Ai nostri lettori suggeriamo la lettura della sua ultima intervista (con un grazie a Giacomo Russo Spena e “Micromega” per l’autorizzazione).