Seconda metà del 1943: il giovane Fortini si trova nei pressi di un paesino non distante da Zurigo, Adkiswil, località nella quale le autorità della federazione avevano internato centinaia di italiani e stranieri d’ogni nazione fuggiaschi in Svizzera. «Eravamo alloggiati in un edificio in legno e muratura, di quattro o cinque piani – precisa la Prefazione della prima edizione a stampa in cui si riprendevano le pagine uscite nel 1952 in «Botteghe Oscure» –, che intorno aveva un terreno cintato e a nord confinava con un canale. Sul canale si tendevano i rami degli abeti che lungo l’altra sponda davano inizio ad un bosco fittissimo. L’acqua era nera e veloce. Un giorno, un gruppo di internati prese a scagliar sassi oltre il canale verso i rami dov’era comparso uno scoiattolo. Il piccolo animale atterrito tentò un salto troppo lungo, volò giù e la corrente lo trascinò via».

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