Il “lavoro della letteratura”
Forme, temi, metafore di un conflitto occultato
e di un’emancipazione a venire

La messa a lavoro (e a profitto) del linguaggio è il piedistallo
materiale, celato e distorto, su cui poggia l’ideologia postmoderna
(Paolo Virno, Lavoro e linguaggio)

 

Con il presente testo si vuole invitare alla redazione di un contributo per il prossimo numero monografico dell’«Ospite ingrato on line» sul tema: «Il “lavoro della letteratura”: forme, temi, metafore di un conflitto occultato e di un’emancipazione a venire». Continua la lettura

L’esperienza della musica
a cura di Marco Gatto e Luca Lenzini

cop ospite2017-bis-001 - CopiaIl numero monografico dell’«Ospite ingrato», la rivista del Centro Interdipartimentale Franco Fortini dell’Università di Siena, di prossima pubblicazione, è dedicato interamente alla «più utopica di tutte le arti» (Ernst Bloch): la musica. Musicologi di fama, filosofi, critici, scrittori e musicisti propongono riflessioni e studi tanto su aspetti generali dell’esperienza musicale nel nostro tempo (Napolitano, Guanti, Fronzi), quanto su autori, compositori e interpreti di particolare rilievo: da Beethoven e Brahms, a Berio, Vogel, Markevitch, Manzoni. Sono quindi riproposti e indagati lettori di eccezione come Wittgenstein, Rosenzweig, Adorno, Levi-Strauss, Guyotat, e ad essi si affiancano con interviste e contributi originali operatori della scena musicale contemporanea. Integra il numero una sezione dedicata a Valentino Bucchi e Franco Fortini, un’amicizia nel nome della musica.

Il «principe» Igor alla corte d’onore di Nadia Boulanger*

Nato a Kiev il 27 luglio 1912 da una famiglia ricca di un passato nel quale si intrecciano storici, etnografi, musicologi, poeti, pittori e rivoluzionari, Igor Markevitch (1912-1983) si stabilì con la famiglia in Svizzera nell’inverno del 1915 e si formò musicalmente a Parigi. Era adolescente quando, su consiglio di Alfred Cortot, si presentò a Nadia Boulanger, che intuì immediatamente gli eccezionali doni musicali di compositore e interprete di quello che si sa¬rebbe imposto come uno dei maggiori direttori d’orchestra del suo tempo. La romanzesca biografia raccontata nel libro di memorie, Être et avoir été (Gallimard, 1980), fanno del musicista un personaggio estremamente complesso, affascinante e talvolta oscuro. Continua la lettura

Attraverso Fortini
poesia educazione mondo

Università degli Studi Roma Tre – Dipartimento di Scienze della Formazione
via Milazzo 11B (stazione Termini) – ROMA

Martedì 9 maggio – ore 9.30-18.00

Aula Volpi

Attraverso Fortini. Poesia educazione mondo

Giornata di studio sul poeta e saggista Franco Fortini
in occasione del centenario della nascita (1917-2017)

Presiede e introduce Donatello Santarone.

Intervengono Stefano Carrai, Massimo Raffaeli, Tommaso Di Francesco, Luca Lenzini e Velio Abati.

Durante la giornata si terrà una lettura di poesie di Franco Fortini a cura di Moni Ovadia
e una proiezione del video La luce dura (1997) di Egidio Bertazzoni.

Scarica la locandina

Memorie dal taccuino d’un volontario

G. Stuparich, Guerra del ’15, a cura e con un saggio di G. Sandrini, Macerata, Quodlibet, 2015, pp. 197.

Il ritorno in libreria dopo diversi decenni di assenza di Guerra del ’15 di Giani Stuparich, diario che racconta giorno per giorno le vicende dei primi due mesi della Grande Guerra viste dagli occhi di un volontario giuliano, è una novità da salutare favorevolmente. In effetti, tra le numerosissime iniziative per ricordare il centenario del conflitto mondiale, si sentiva la mancanza di una ristampa di questo testo che da tempo è stato riconosciuto come una testimonianza fondamentale all’interno del più ampio panorama della letteratura scaturita dall’esperienza bellica. Era inoltre necessario l’avvio di una nuova discussione, reso indispensabile dalle recenti scoperte e analisi filologiche che hanno portato alla luce il taccuino originale in cui Stuparich appuntò le sue prime impressioni della vita di trincea per poi rielaborarle e sistemarle in vista della prima edizione pubblicata da Treves nel 1931. Continua la lettura

Il (non) lavoro nella cultura italiana contemporanea
AIPI Summer School

UNIVERSITÀ DI AIX-MARSEILLE, SEDE DI AIX-EN-PROVENCE

3-5 luglio 2017

prima edizione della AIPI Summer School

tema:

Il (non) lavoro nella cultura italiana contemporanea.
Rappresentazioni del mondo del lavoro dagli anni Ottanta a oggi

dedicata alle rappresentazioni del mondo del lavoro e del precariato nella cultura italiana contemporanea.

Tutte le informazioni sono reperibili qui.

Una voce fuori campo
Ancora a proposito di Fortini e Sereni

Nel 2013, anno del centenario della nascita di Vittorio Sereni, ebbi occasione di rileggere il carteggio tra Fortini e Sereni,1 ripercorrendo le varie fasi di un rapporto durato quasi quarant’anni, tra alti e bassi, entusiasmi e mugugni, silenzi, lettere torrenziali e epigrammi. A conclusione di quella lettura citai una poesia di Questo muro (1973) che s’intitola A Vittorio Sereni e fa parte della sezione Versi a un destinatario: mi parve una specie di sigillo a quella bellissima e sofferta amicizia, ma anche una sintesi che parlava delle rispettive opere.

 

Come ci siamo allontanati.
Che cosa tetra e bella.
Una volta mi dicesti che ero un destino.
Ma siamo due destini.
Uno condanna l’altro.
Uno giustifica l’altro.
Ma chi sarà a condannare
o a giustificare
noi due?

 

Guerra alla guerra: Brecht e Fortini

Ho visto piegarsi un iracheno carbonizzato
verso me attraverso il parabrezza schiantato,

col tergicristallo che pare una penna
pronta a scrivere pensieri per la Terra,

col tergicristallo che pare uno strumento
che egli afferra per fare testamento.

I saw the charred Iraqi lean
towards me from bomb-blasted screen,

his windscreen wiper like a pen
ready to write down thoughts for men,

his wind screen wiper like a quill
he’s reaching for to make his will.1

Sono le prime tre strofe di 92 del poemetto di 184 versi in tetrapodie giambiche2 a rima baciata A Cold Coming – Un freddo venire, del poeta britannico Tony Harrison. Nato nel 1937 a Leeds, città industriale dello Yorkshire, da una famiglia della working class (il padre era fornaio), studia i classici greci e latini presso l’Università di Leeds e si immerge nella grande tradizione letteraria inglese (da Blake a Shelley, da Keats a Yeats). Dopo aver molto viaggiato (insegna per un periodo in Nigeria e in Cecoslovacchia, visita Cuba, Mozambico, Leningrado, passa diversi periodi di lavoro negli Stati Uniti), oggi vive a Newcastle. Con Ted Hughes e Seamus Heaney, Harrison è uno dei massimi poeti britannici del secondo dopoguerra (una selezione di sue poesie edite nel 1984 dalla Penguin vendette più di mezzo milione di copie, un record per un libro di poesie). Continua la lettura

Direi di no

Enrico Donaggio, Direi di no. Desideri di migliori libertà, Milano, Feltrinelli, 2016, pp. 160.

Il libro di Enrico Donaggio è un libro da leggere, e non si presta ad un riassunto “oggettivo”. Ricco di riferimenti e di allusioni, privo di apparati eruditi e parsimonioso nelle citazioni – nel confronto con autori classici o contemporanei privilegia il discorso indiretto libero e la parafrasi –, dall’andatura apparentemente divagante e discontinua, il lavoro di Donaggio si presenta come una meditazione che occorre seguire in funzione dei propri interrogativi, e da cui prelevare domande e risposte, sollecitazioni e ispirazioni. Continua la lettura

Le figure di Panzieri
Lettura di Sul primo numero di «Quaderni rossi»
[Paesaggio con serpente, 1984]

L’esperienza dei Quaderni rossi rappresenta una tappa centrale nello sviluppo del movimento operaio italiano: i sei numeri, usciti fra 1961 e 1965, forniscono le basi per un’interpretazione rinnovata del panorama nazionale, mutato in seguito al picco di crescita degli ultimi anni Cinquanta e al conseguente ‘ammodernamento’ di apparato produttivo industriale e relazioni lavorative. L’analisi condotta dai Quaderni, ancorata soprattutto al piano teorico – la rilettura di Marx – e a una pratica – l’inchiesta operaia – rivestirà un’importanza centrale per tutto il ciclo di lotte che si apre nel 1962 con Piazza Statuto per chiudersi nel decennio successivo. In questo percorso Fortini assume un ruolo non secondario: attraverso il proprio intervento saggistico contribuisce ad aprire, assieme a coloro che intervengono sui «Quaderni» – «rossi» e, da un’altra prospettiva, «piacentini» – e sulle moltissime riviste nate nel corso degli anni Sessanta, uno spazio politico a sinistra del PCI, occupato da organizzazioni di vario stampo, orientamento, dimensione. Continua la lettura

Memoria del futuro
leggere Franco Fortini a cento anni dalla sua nascita

Nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della nascita di Franco Fortini (10.09.1917-28.11.1994) le biblioteche fiorentine propongono un programma di letture commentate dei suoi testi, distribuite nella città, volte a favorire la conoscenza diffusa dello scrittore. Il ciclo è coordinato da Vittorio Biagini in collaborazione con il Centro Studi Franco Fortini.

 

lunedì 27 febbraio – ore 16.00

Biblioteca delle Oblate, Sala Storica – via dell’Oriuolo 24, FIRENZE

nell’ambito dell’evento Perché poeti in tempo di povertà?

interviene Luca Lenzini

 

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Margine

Poiché solo la conoscenza che si trasforma in azione fugge alla morte. (Lukács)

In questo breve intervento accolgo le domande che Rino Genovese, lo scorso aprile, ha rivolto invitando tutti gli interessati alla discussione sulla critica e sulla sua possibile funzione oggi.1

Lo stesso Genovese, presentando sul sito de «Il Ponte» la Fondazione per la critica sociale, mette insieme due idee o se vogliamo due speranze: restituire alla critica uno statuto militante e rimettere al centro della discussione il conflitto sociale. Un programma non da poco, la cui difficoltà principale consiste nel fatto che il conflitto sociale al momento non è al centro né del discorso critico né di quello politico in generale. E se, anzi, esso è in qualche modo ravvisabile nell’insoddisfazione latente che accompagna la vita dei “nuovi giovani” e non solo, e potrebbe quindi a volte riuscire a venire alla luce, il suo corrispettivo oggettivo, ovvero il conflitto di classe, è totalmente sparito dall’orizzonte. Lo spostamento del conflitto di classe in conflitto sociale dovrebbe essere forse un punto di partenza di una discussione che si voglia critica. A quale classe o ceto o gruppo economico sociale o genere ognuno di noi appartenga e in nome di cosa e contro chi voglia indirizzare la sua attività intellettuale: sono domande, oggi più che mai, tutt’altro che scontate e che aiutano a considerarci tutti come inseriti dentro il conflitto. Continua la lettura

Poesie scelte (1975-2011)

Michail Ajzenberg, Poesie scelte (1975-2011), trad. dal russo di Elisa Baglioni, Transeuropa, Massa 2013, pp. 143, € 10.00.

La duplice natura del moscovita Michail Ajzenberg (1948) – tra i maggiori poeti russi viventi e tra i maggiori critici militanti viventi – potrebbe indurre al sospetto: di rado una palese vocazione lirica va a coniugarsi armonicamente con la disposizione chiarificatrice propria all’indagatore di poetiche altrui. È, invece, il caso dell’autore in questione, ma secondo una specie di linea di proporzionalità inversa, che – semplificando e sgrossando – vuole tanto delucidante l’Ajzenberg-critico quanto cifrato l’Ajzenberg-poeta. La stessa, talentuosissima, curatrice del volume, del resto, parla di «creazione di immagini dense, impreviste ed enigmatiche», che sono la croce e la delizia del lettore. I testi ajzenberghiani, infatti, somigliano a perfette traduzioni da un importante originale di cui, persino allo stesso poeta(-traduttore), siano miracolosamente pervenuti soltanto i lacerti. Da quello stesso lettore (e da quello stesso traduttore), però, spira sempre un senso di “cripticità” necessaria, mai un atteggiarsi a poeta oscuro, a manierista del difficile. Continua la lettura

Il secolo di Franco Fortini
Conversazioni nel centenario della nascita

VARSAVIA, UNIVERSITÀ CARDINALE STEFAN WYSZYŃSKI
DIPARTIMENTO DI LINGUA E CULTURA ITALIANA

19 e 20 maggio 2017

 

Il Dipartimento di Lingua e Cultura Italiana dell’Università Cardinale Stefan Wyszyński di Varsavia in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia e col patrocinio del Centro Studi Franco Fortini ha il piacere e l’onore di invitarvi al Convegno Internazionale Il secolo di Franco Fortini, che si terrà a Varsavia nei giorni 19 e 20 maggio 2017. Continua la lettura

Compagni e maestri

Luca Baranelli, Compagni e maestri, Quodlibet, Macerata 2016, pp. 102.

Prima di cominciare, invochiamo la Musa. In un articolo su Pasolini del ’92 Fortini ebbe a scrivere che, nonostante le brucianti divergenze, li accomunava l’idea di «una società che non vuole padri, se non dopo avere incontrati dei fratelli, né maestri se non dopo avere riconosciuti dei compagni». ompagni e maestri dunque – e magari, con Meneghello, rigorosamente «piccoli». L’ordine di successione implica una priorità morale, e un’idea di società. Compagni e maestri è il titolo del libro involontario di Luca Baranelli, che un gruppo di amici, insieme all’editore Quodlibet, ha deciso di dedicargli per festeggiare i suoi ottant’anni. Continua la lettura

Tra le poesie “scartate” di Franco Fortini

Tutti i testi qui riportati sono conservati presso l’Archivio Franco Fortini dell’Università di Siena nella “scatola XXX”, dove è raggruppata la maggior parte dei numerosi inediti fortiniani – siamo nell’ordine di alcune centinaia – sotto l’etichetta autoriale di Poesie rifiutate. Ne presentiamo qui una piccola selezione, arbitraria ma non casuale, in quanto connessa alle attività di ricerca del curatore (riguardanti la questione della temporalità). Nella “scatola XXX” è possibile trovare molti testi stampati dal Pc Macintosh che il poeta usava negli ultimi anni di vita, ma anche manoscritti e dattiloscritti risalenti ai decenni precedenti.

Se si volesse approntare un’edizione critica, occorrerebbe ricordare che queste poesie, oltre che in versione cartacea, sono anche testimoniate in versione digitale. Esistono, cioè, due floppy disk1 su cui l’autore aveva salvato le proprie liriche, dividendole in cartelle ora tematiche ora cronologiche. È a questo che fa riferimento Mengaldo nella sua edizione delle Poesie inedite:

 

Proprio sullo scorcio della vita Fortini ha «corrette e ordinate per categorie» anche le sue poesie inedite, corredandole di un indice alfabetico generale dei titoli e degli incipit (non completissimo). Ne sono risultate le seguenti categorie o sezioni, secondo cronologia di massima o “genere”, anch’esse accompagnate da indici alfabetici: 00, VARIE NON CLASSIFICATE; O1, VERSI SENESI; 02, PRIMA DI «FOGLIO DI VIA»; 03, LIGHT VERSES (con l’espressione anche usata in Composita solvantur); 04, TRADUZIONI E PARODIE; 05, 1946-1956; 06, EPIGRAMMI; 07, CANZONETTE; 08, 1956-75; 09, VARIE; <010>, VERSIONI E PARODIE […]. Non sempre però le singole sezioni contengono tutte le poesie annunciate nei relativi indici.2

 

Intervista a Ruggero Savinio
A cura di Massimo Cappitti

Questa intervista nasce dalla domanda intorno alla possibilità di rappresentare la figura umana dopo la lezione delle avanguardie. Nel corso degli incontri – a uno dei quali ha partecipato anche Mario Pezzella – il dialogo si è arricchito di ulteriori sollecitazioni, esito di ciò che, di volta in volta, Ruggero1 diceva. Le sue riflessioni, infatti, imprimevano all’intervista un andamento più ampio, portando alla luce quel nesso vita e pittura più volte evocato da Savinio. Soprattutto, però, Ruggero ha insistito sul suo bisogno di semplificare, di liberare sé e l’opera da ogni intenzione didattica. L’opera, dunque, vale perché si incardina in una vita e, insieme, in una tradizione che la legittima. Pertanto non ha bisogno di trovare fuori di sé la sua ragion d’essere. Colpisce di Ruggero la profonda radicalità delle sue riflessioni, espresse con il garbo che gli è consueto. Nei diversi colloqui, che hanno avuto luogo nel suo studio romano, Ruggero ricorda alcuni artisti che hanno influenzato la sua ricerca: Bacon, Balthus, Giacometti. E poi il rilievo essenziale assunto da Munch, Rembrandt, Von Marées, che continua ad ossessionarlo, l’ultimo Tiziano, «che lascia le sue impronte sulla tela», a testimoniare il legame tra opera e fallimento: dove l’incompiutezza, però, emancipa l’opera dalla accademia, dalla pedissequa ricaduta nell’algida disciplina del canone. Ciò che accomuna questi pittori – pur lontani nel tempo – è la consapevolezza della fatica che la figura sopporta per pervenire all’immagine, il distacco doloroso dal «sostrato magmatico, oscuro del linguaggio, la lenta emersione dall’oscurità di cui, tuttavia, continua a serbare traccia». Di Bacon, ad esempio, Ruggero sottolinea con grande finezza l’oscillazione tra «definitezza e evanescenza». La figura, cioè, è insidiata dalla possibilità del proprio disfacimento. Continua la lettura

Direi di no. Desideri di migliori libertà
Incontro con Enrico Donaggio

Centro Studi Franco Fortini per lo Studio della Tradizione Culturale del Novecento – SIENA
Unione Culturale Franco Antonicelli – TORINO
Fondazione per la Critica Sociale – FIRENZE

Martedì 29 novembre – ore 16.30

Aula H Via Fieravecchia 19 (2° piano)

Incontro con Enrico Donaggio,

autore del saggio

Direi di no. Desideri di migliori libertà

Feltrinelli, 2016

Coordinano l’incontro Rino Genovese e Luca Lenzini

Scarica la locandina

Su «Un mese a Johannesburg»

FROM THE EUROPEAN SOUTH
A transdisciplinary journal of postcolonial humanities, 1, 2016, pp. 285-294.

Nella loro relazione di commensurabilità e comparabilità con gli archivi coloniali (Hamilton, Harris, e Pickover 2002), gli archivi del regime sudafricano di apartheid richiedono, tra le varie precauzioni epistemologiche, un lavoro che sappia trarre beneficio dalle indicazioni metodologiche della “multi-sited ethnography” che è stata proposta da George Marcus (1995, 2011). Continua la lettura