Il critico è un lettore cosciente di se stesso. E che si osserva nell’atto di leggere la vita, propria e altrui. Come Don Chisciotte, come Amleto. Personaggi che diventano sempre più veri man mano che si riflettono, e si comprendono, in finzioni al secondo grado di cui sono protagonisti. È la critica, ovunque essa alligni, e in qualsiasi sua forma, a rendere dunque vera la letteratura. Questo paradossale assioma mi sembra il nucleo centrale di un libro volutamente senza centro, e addirittura contro la stessa idea di centro, come il recente Fughe e rincorse di Massimo Onofri (Inschibboleth, 2019).

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