Riccardo Castellana,
Ritratto dell’artista da anarchico e altri saggi su Federigo Tozzi
Riccardo Dileno

L’ultimo volume di Riccardo Castellana dedicato a Federigo Tozzi raccoglie saggi pubblicati tra il 2009 e il 2022, dunque successivi alle sue tre importanti monografie sull’autore senese, fra i maggiori del modernismo italiano, ma senz’altro fra questi quello meno riconosciuto dal canone italiano del Novecento: meritorio dunque l’impegno di non arrendersi ad una cristallizzazione del canone che sembra aver già decretato, specialmente presso il pubblico non specialista, la collocazione di Tozzi in una posizione più defilata (anche nella didattica scolastica) rispetto a Svevo, Pirandello e Gadda.
I saggi raccolti in questo studio adottano approcci critici eterogenei, volti ad analizzare vari aspetti dell’opera tozziana: da rilievi filologici puntuali, come nel caso dello studio di un avantesto ritrovato di Bestie, fino a studi di carattere interpretativo o alle ricerche sul rapporto di Tozzi con gli illustratori dei suoi libri. Questa ricchezza di spunti e lenti di lettura, impossibile da riassumere in una breve recensione, si sostanzia grazie alla messa in opera della nozione di campo letterario, elaborata da Pierre Bourdieu, che permette a Castellana nella prima parte del volume di sondare con un’ottica sociologica il rapporto di Tozzi con gli ambienti intellettuali, gli editori e la stampa periodica. Il risultato più significativo di questa indagine sociologicamente orientata mi pare sia l’acquisizione di alcune conoscenze assai preziose e circostanziate relative alla formazione ideologica e politica di Tozzi: un autore verso il quale non si è ancora del tutto dissolto il cliché dello scrittore rabdomante, che arriva ai propri straordinari risultati narrativi per via istintiva e naïf. Questa immagine di Tozzi, com’è noto, si deve alle ricerche fondamentali di Debenedetti, che nel voler per la prima volta in modo sistematico valorizzare l’opera tozziana, cercava la sua cifra di narratore nella distanza dalla tradizione naturalista: «il naturalismo narra in quanto spiega, Tozzi narra in quanto non può spiegare». Dove è implicito che per spiegare occorra un sostrato ideologico di riferimento, come è il positivismo per gli scrittori naturalisti. Su una linea affine si collocavano gli studi di Baldacci, anche lui convinto assertore di un Tozzi aideologico, magari disposto ad ammettere la presenza di un orizzonte teorico-intellettuale solo nella misura in cui esso è consumato attraverso la scrittura senza lasciare residui nell’opera finale. Così era anche per l’eredità di Verga, molto sentita da Tozzi, che per Debenedetti e Baldacci funzionava nella sua opera come un’ideologia implicita, veicolando nella rappresentazione delle campagne senesi quell’ethos della borghesia agraria, imperniato sulla proprietà, il patriarcato e il conservatorismo politico. Ora, questa immagine di un Tozzi irriflesso si scontra con l’evidenza palmare della sua attività di pubblicista, composta da oltre cento articoli, che testimoniano l’ingresso del giovane Tozzi nella stampa periodica; prima con la collaborazione a testate vicine al sindacalismo rivoluzionario, poi con la fondazione della «Torre» che incarnava l’esigenza di una reazione cattolica alla crisi della modernità e infine con l’ingresso nei circuiti editoriali nazionali. Il saggio dedicato a Tozzi giornalista storicizza queste varie fasi e trae il bilancio di una attività a volte dettata da posizioni politiche irricevibili, altre volte compromessa con il funzionamento dell’industria culturale che appanna l’obiettività di giudizio di Tozzi (come dire… si salva il salvabile). Ma sempre sulla linea dell’approfondimento della dimensione ideologica è notevole il saggio dedicato alla formazione politico-culturale del giovane Tozzi prima della conversione religiosa del 1913. Castellana ricostruisce gli ambienti politici senesi verosimilmente frequentati da Tozzi, in cui si è formata la sua coscienza politica da principio legata al sindacalismo rivoluzionario, ovvero all’ala anarco-socialista del PSI capitanata da Enrico Ferri, peraltro molto diffusa nelle sezioni senesi del Partito. Si tratta di un’opzione ideologica assai peculiare, «un anarchismo dell’anima e dello spirito, un atteggiamento che fonda etica ed estetica, intenzione politica e vocazione letteraria», imprescindibile per comprendere anche le opere della maturità, in cui in effetti i conflitti psicologici individuali non trovano mai una soluzione sul piano collettivo, configurandosi invece come rivolte individualistiche contro una società che limita e frustra le aspirazioni esistenziali del singolo. Inoltre Castellana segnala il significativo rapporto di Tozzi con Paolo Orano, una delle figure di punta del sindacalismo rivoluzionario, che con il suo sostegno alla guerra libica, opta per una svolta nazionalistica della sua compagine politica. Riusciamo così a comprendere meglio la svolta a destra di Tozzi, nata in contesti politici specifici e grazie al rapporto con figure ben individuabili, come appunto quella di Orano (ma si pensi anche al Corradini di Nazionalismo e sindacalismo). Per dirla in breve, la conversione a destra di Tozzi (e con lui di molti altri piccolo-borghesi critici verso la democrazia parlamentare giolittiana) si basa su una traduzione del conflitto di classe in guerra fra nazioni, ferma restando una forte grammatica soggettivo-individualistica del discorso politico. Questa prima sezione del volume contiene ancora due saggi che insistono sull’individuazione del campo letterario specifico a cui apparteneva Tozzi, cioè della rete di rapporti con gli illustratori dei suoi libri e con Ada Negri, il cui carteggio pubblicato in appendice offre un saggio delle dinamiche che occorrono fra vecchie guardie e esordienti in un campo letterario.
La seconda sezione è aperta dal saggio che dà conto del rinvenimento di un avantesto di Bestie, che consiste di cinque frammenti pubblicati con il titolo Cose su «La Santa Milizia» del maggio 1916, di cui quattro confluiti nell’edizione Treves del 1917. Il motivo di maggiore interesse di questo rinvenimento – a parte la conferma dell’opzione espressionistica che si avvale dell’uso del senese al posto di termini non marcati – è il contributo dell’ottica filologica che dà alla spiegazione delle epifanie animali di Bestie, per le quali la critica ha tentato varie piste, dovendo in definitiva sancirne la gratuità, essendo in molti casi del tutto slegate dal contesto testuale in cui si trovano. Ora, il fatto che questo rinvenimento provi che in tre di questi cinque frammenti trasmigrati nella raccolta definitiva Tozzi abbia a posteriori inserito un’epifania animale, se non risolve il problema estetico e interpretativo, certo dà una spiegazione del metodo concreto di scrittura, dal momento che questi tre frammenti, al netto di qualche variante formale, esistevano anche senza l’epifania animale, inserita solo successivamente per rispettare il principio costruttivo di Bestie. Quella opzione espressionistica che si vede in atto nel cantiere di Bestie è studiata da Castellana anche nella produzione novellistica, in particolare nel passaggio dal “sessennio senese” al periodo romano a cui appartiene Giovani, senz’altro una delle raccolte di novelle più importanti per la tradizione modernista italiana, in cui Tozzi abbandona il ricorso alle teorie psicofisiologiche positiviste, limitandosi piuttosto alla registrazione imparziale di «un qualsiasi misterioso atto nostro». Nel farlo raggiunge anche la sua maturità stilistica, ovvero quella lingua priva di tratti eccessivamente aulici, che adotta il senese non per mera mimesi d’ambiente, bensì in funzione espressionistica, straniante e pienamente modernista (e sulle difficoltà di traduzione di questa lingua, in particolare nella resa dello scarto fra lingua standard e deformazione espressionistica, si occupa il saggio dedicato alla versione inglese di Tre croci). La proposta interpretativa di maggiore interesse di questa seconda sezione del volume mi pare sia l’individuazione di una linea specifica di realismo modernista che si rifà alla categoria auerbachiana di “realismo creaturale”. Questa linea, di cui secondo Castellana Tozzi è il maggiore rappresentante del Novecento italiano insieme a Pasolini, coglie nell’umano quella dimensione biologica e fisica declinabile sia sul versante del piacere sia su quello del dolore e della sofferenza fisica. Essa colloca l’umano in una sorta di «democraticità paradossale», tale per cui ogni individuo, a prescindere dalla classe sociale, è affratellato ai suoi simili nell’appartenenza ad una dimensione biologica comune: quella di essere un corpo che gode e soffre. Questa tesi permette di cogliere una peculiarità del realismo tozziano, che se partecipa come Svevo, Pirandello e Gadda alla poetica modernista, pure da questi è diverso nel non afferire al loro realismo borghese e individualista, preferendo invece evidenziare un sostrato archetipico antiindividualista. Proprio il saggio dedicato ai cosiddetti romanzi di Giobbe valorizza, sulla scorta della teoria degli archetipi letterari di Northrop Frye, questa dimensione mitica sedimentata nell’inconscio collettivo, individuando nelle riscritture moderne del mito di Giobbe «quasi un genere a sé della modernità otto/novecentesca» attraverso l’analisi comparata di Jude l’oscuro di Hardy, Il processo di Kafka e Il podere di Tozzi. Queste opere danno voce «al lamento della vittima nella sua forma più pura», e differiscono dal loro archetipo biblico nel finale, dal momento che al succedersi di disgrazie non segue la ricompensa divina che ricuciva il rapporto fra uomo e dio: e in ciò risiede la loro modernità. Per concludere, il ricorso all’archetipo biblico permette di adottare una lente interpretativa alternativa a quella della psicoanalisi freudiana, e più adatta a cogliere lo specifico creaturale del realismo modernista tozziano, non tanto interessato alle crisi tipiche della soggettività borghese (il conflitto edipico su cui tanto ha insistito la critica da Debenedetti in avanti) ma piuttosto ad una «psicologia creaturale» che trova le sue rappresentazioni nell’inconscio collettivo dell’umanità.