Siedo su una panchina ai piedi dell’abside, sorpreso ancora una volta dalla levità della cupola nella chiara sera di settembre.
Suoni lenti dolcemente ritmati da un ragazzo, invitano una giovane alta e sottile a un passo di danza.
L’angustia del giorno al termine d’un decennio violento e disonesto, si avvolge in un velo sottile di dolore e bellezza.

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