Svendere libri. Editori a confronto sulle insidie di un mercato iperliberalizzato.

Pubblichiamo qui di seguito un breve resoconto del Convegno L’Europa non fa più sconti tenutosi a Torino il 14 maggio 2009. Con questo intervento, L’Ospite ingrato intende inaugurare una nuova sezione, di studio e di confronto, dedicata ai problemi dell’editoria italiana e, in particolare, ai meccanismi e ai processi della distribuzione e del mercato editoriale.

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“Qualunque cosa farete, una cosa possiamo dirvi: non fate come abbiamo fatto noi”. Proiettate su un grande schermo bianco, le parole degli inglesi Chris Rushby e Nick Perren incombono sui relatori del convegno intitolato che si è tenuto all’ultima Fiera del Libro di Torino. Un convegno fortemente voluto da sei case editrici indipendenti del nostro paese: Instar Libri, Iperborea, Marcos y Marcos, Nottetempo e Voland. Cos’è che l’editoria italiana non dovrebbe fare? Lo spiega subito Marco Zapparoli, editore della Marcos y Marcos e moderatore del convegno: il male da evitare è la liberalizzazione selvaggia del settore editoriale, l’esempio da non imitare sono gli Stati Uniti e l’Inghilterra, dove la “guerra degli sconti”, la crescita smisurata del potere contrattuale delle grandi catene di librerie, il potere crescente dei supermercati e di internet hanno in poco tempo destabilizzato l’intero mercato dell’editoria. Fino al punto che, oggi, le stesse catene e le grandi case editrici sono in crisi, per non parlare dell’editoria e delle librerie indipendenti, non lontane dall’estinzione.

Il mercato italiano dei libri rischia lo stesso destino. Per questo i sei editori indipendenti hanno chiamato a raccolta quattro autorevoli “addetti ai lavori” provenienti da altrettanti paesi europei. Per vedere cosa succede agli altri, per pensare cosa dobbiamo fare, e non fare, noi.

Il primo relatore è André Schiffrin, fondatore della casa editrice no profit New Press di New York. Schiffrin parte da una premessa niente affatto scontata: le case editrici indipendenti possono vivere solo se ci sono librerie indipendenti. La questione centrale è quella della “visibilità” del libro, che deve poter rimanere in libreria abbastanza a lungo da poter essere notato e quindi acquistato. Ma la visibilità ha un costo enorme: basti pensare, ricorda Schiffrin, che la catena di librerie Feltrinelli chiede 18 mila euro per esporre un libro nelle vetrine di tutti i suoi punti vendita. E così, la maggior parte dei libri in libreria non ci arriva mai e a vincere la guerra della visibilità sono sempre e solo i grandi gruppi che possono permettersi poderosi investimenti promozionali. Se scompaiono i librai che espongono in vetrina i titoli che amano, dice Schiffrin, le piccole e medie case editrici diventano invisibili. E chiudono.

La tutela delle piccole (ma anche medie) realtà editoriali deve essere garantita da una legislazione ispirata ad una concezione non puramente economica dell’editoria. È istruttiva, in questo senso, la storia dell’editoria francese degli ultimi anni. La racconta Liana Levi, fondatrice dell’omonima casa editrice e rappresentante dei piccoli editori presso il sindacato francese di settore. Nel 1974, ricorda Levi, viene inaugurata a Parigi la prima FNAC. I libri sono venduti con un 20% di sconto garantito: una “rivoluzione” che sconvolge il mercato editoriale francese. Si innesca un dibattito serrato sulla necessità di imporre ai libri un prezzo fisso di copertina. Niente sconti, nessun tre per due: il prezzo stabilito dalla casa editrice deve rimanere identico, a prescindere da chi lo vende.

Contro i sostenitori del prezzo fisso, nel ’79 il prezzo dei libri francesi viene totalmente liberalizzato. Si apre un biennio di mercato editoriale selvaggio che si traduce subito in una crisi generalizzata di tutto il settore. E allora, nel 1981, la Francia approva una legge sul prezzo fisso i cui effetti sono stati così benefici che ancora oggi, ­– conclude Liana Levi – sono tutti fermamente contrari alla sua abolizione. FNAC compresa.

Il prezzo fisso è una realtà consolidata anche in Belgio e in Germania dove – come ricorda Jessica Saenger, consulente legale della Börsenverein Des Deutschen Buchhandels – se esso venisse abolito, i 2/3 delle librerie ora esistenti sarebbero costrette a chiudere.

La legge sul prezzo fisso non è l’unico mezzo per difendersi dalla prepotenza dei grandi gruppi editoriali. È necessario, ad esempio, che la piccola-media editoria e le librerie indipendenti rinsaldino la loro alleanza nel segno della cooperazione e della reciproca tutela. Un’alleanza che in Italia deve essere totalmente ripensata in termini strategici, confrontandosi anche con le altre realtà europee. Un esempio su tutti di cooperazione proficua tra editori e librai indipendenti arriva dalla Francia dove, nel 1989, è stata fondata l’ADELC, un’associazione di 25 editori che si autotassano per finanziare nuove librerie. Attraverso i prestiti concessi senza interessi dall’ ADELC, in vent’anni sono nate 400 nuove librerie francesi.

In Italia, un ripensamento sostanziale dell’intero mercato editoriale non è più rimandabile. Come non è più rimandabile la legge sul prezzo fisso che permetta agli editori indipendenti di poter concorrere, non solo sulla carta, con quelli dei grandi marchi. Anche perché, come ci ricorda Schiffrin, “quando la concorrenza sparisce, spariscono anche gli sconti”.