La funzione Fortini. Risposte al questionario II
Patrizia Valduga

1.Nell’ultimo trentennio si sono verificati mutamenti economici, politici e sociali di grossa rilevanza. Quali sono secondo te le trasformazioni decisive nella realtà contemporanea? Che effetto hanno sul tuo lavoro?

L’abbassamento del livello intellettuale, estetico, morale delle menti degli italiani provocato dalla potenza mediatica di Berlusconi (e dallo scarso livello culturale dei capi della sinistra). Non ha avuto nessun effetto sul mio lavoro, se non quello – spicciolo – di farmi scrivere due versi come: “ahi serva Italia ancora coi fascisti, / con quel gangster mafioso e menagramo…”

2.Molte poesie degli ultimi decenni sono caratterizzate da una forte componente metapoetica e autoriflessiva. L’atto della scrittura viene rappresentato già all’interno del testo, e qui interrogato. Come valuti l’incidenza di questa componente all’interno della poesia contemporanea? Pensi che sia cambiata rispetto alla poesia di trenta anni fa? Che peso ha nella tua scrittura?

Da Mallarméin poi la poesia è anche riflessione sulla poesia. Penso che non sia un gran momento per la poesia, come, del resto, per la narrativa. Non è mai un gran momento quando non c’è una critica seria, autorevole, che informa e forma. 

3.«Il costituirsi di qualsiasi forma, linguistica o letteraria, comporta caratteri severi di sforzo e progetto […] In questo senso il valore di ogni forma è anche etico-politico, comportando organizzazione, volontà, ascesi, selezione» (Fortini, Sui confini della poesia, 1978, in Id., Nuovi Saggi Italiani, Garzanti, 1987). Nel passo citato il processo di formalizzazione della poesia sembra implicare per Fortini diverse istanze tutte compresenti: quella straniante che tende ad immettere una forte distanza critica tra soggetto lirico, oggetto poetico e sguardo del lettore; la mascherata conferma di un preciso assetto sociale ed economico; una modalità di recupero della tradizione che diventa, grazie alla specifica progettualità della poesia e alle scelte formalizzanti, flebile ma al tempo stesso tenace anticipazione di un futuro. Come entra in dialogo con queste riflessioni il tuo lavoro di poeta? Di quali significati investi le tue operazioni di formalizzazione?

Penso che si sia poeti, se va bene, due o tre giorni l’anno; forse per gli altri 362 o 363 si può anche teorizzare e progettare, ma la poesia che si fa non dipende da questo.

4.La traduzione «può essere aspirazione a ricevere da un’opera compiuta nel passato quel sussidio alla completezza che l’operare nel presente, per definizione, non ha.» (Fortini, Prefazione al Faust, 1980, in Id., Saggi ed epigrammi, Mondadori, 2005). Ritieni valida l’idea di traduzione come tensione vitale nei confronti di una tradizione? Qual è il tuo rapporto con la traduzione e con la poesia contemporanea in lingua straniera?

Ho sempre tradotto convinta che la cosa più importante sia la fedeltà alla forma, forma dell’espressione e forma del contenuto; che sia il più grande esercizio con la propria lingua. Non ho nessun rapporto con la poesia contemporanea in lingue che non conosco, e non riesco neanche a credere alle traduzioni che si fanno oggi.

5.Mengaldo ha definito la “funzione Fortini” come «integrale politicità della poesia» (Divagazione in forma di lettera, in Per Franco Fortini, Liviana, 1980). La politicità della poesia consisterebbe sia nella scelta di rappresentare determinati contenuti politici e sociali, sia nell’uso non conciliante della forma. Riconosci una “funzione Fortini” nella poesia contemporanea? In che modo si rapporta al tuo lavoro?

Sostituisco la parola “politica” con la parola “civile”, e cito Raboni, che il 24 gennaio 2003 diceva a Piacenza: “Credo che, da una parte, la poesia sia sempre in qualche modo civile se ha un fondamento etico, e dall’altra parte penso che non si può mai voler fare qualche cosa con la poesia. Si fa quello che si sente e quello che si riesce a fare”.