Era l’estate del 1995
Maria Sozzani Brodskij

In occasione dei novant’anni di Evgenij Solonovič, italianista, traduttore e poeta, presentiamo un estratto dal numero monografico della rivista «Slavia» dedicato alla sua opera e alla sua biografia, ringraziando la direttrice Claudia Scandura per l’opportunità.

Sentii parlare per la prima volta di Evgenij Solonovič da Iosif.

Era l’estate del 1995 e Iosif era impegnato a progettare uno dei suoi ultimi sogni: lo scambio culturale tra Russia e Italia, una tradizione troncata dalla rivoluzione e che, per un poeta nato a San Pietroburgo, città dalla forte impronta artistica italiana, era sicuramente una tradizione da riscoprire. Aveva messo Solonovič nella lista dei consulenti molto stretti che avrebbero dovuto aiutare a organizzare e formulare le procedure di quella che inizialmente era stata concepita come un’Accademia russa sul modello di quella americana a Roma, e che per ragioni diplomatiche e logistiche è diventata la Fondazione Brodskij (The Joseph Brodsky Fellowship Fund).

Iosif aveva una grande ammirazione e stima per Solonovič. Averlo al suo fianco per la gestione di un’Accademia Russa a Roma era per lui una garanzia per ottenere risultati di alta qualità e fu allora che venni a sapere delle sue magnifiche traduzioni della poesia italiana e quale straordinario italianista fosse.

Purtroppo, questo sogno di un’Accademia russa fu interrotto dalla morte di Iosif nel 1996, ma non appena fu fondata la Fondazione Brodskij, Solonovič fu una delle prime persone contattate dai suoi fondatori e il suo aiuto fu inestimabile.

Lo incontrai personalmente soltanto molti anni dopo, nel febbraio del 2013, quando su proposta della Sezione slava dell’Università Sapienza di Roma gli fu conferito il Dottorato Honoris Causa con il titolo di “Dottore di ricerca honoris causa in Scienze del Testo”.

Il Dottorato coincise con il compimento dei suoi ottant’anni e fu un evento di grande commozione. Mi invitò la slavista, e grande amica di Solonovič, Claudia Scandura, che aveva collaborato con la Fondazione Brodskij sin dagli inizi e aveva scritto un libro sulla fondazione intitolato Roma coincise con l’idea di Roma (Рим совпал с представленьем о Риме) pubblicato a Mosca dalla casa editrice Novoe Literaturnoe Obozrenjie.

Presto Solonovič fu l’artefice di uno sviluppo inaspettato per la nostra fondazione: quando al Festival di Poesia di Como nel marzo del 2014 conobbe Piera Mattei, direttrice delle Edizioni Gattomerlino, le suggerì di contattare Claudia Scandura, che aveva già tradotto molti poeti della Fondazione.

Dall’incontro di queste due donne nacque l’idea di creare una collana per i poeti della Fondazione Brodskij – progetto che fu realizzato in pochissimi mesi e accolto con grande entusiasmo.

La collana «I poeti della Fondazione Brodskij» segnò una nuova fase per la Fondazione, perché dei ventotto borsisti mandati sino ad allora in Italia dalla Fondazione quattordici erano poeti, poco o mai tradotti in italiano prima di ricevere la borsa. Il fatto di pensarli riuniti in una collana, sotto il nome della Fondazione Brodskij, mi riempie tutt’ora di emozione – un passo avanti verso la concretizzazione del sogno di mio marito.

La mia riconoscenza a Solonovič non ha limiti.

Incontrai Solonovič ancora qualche volta ed è con grande rammarico che non sono potuta essere presente all’omaggio resogli in occasione dei suoi novant’anni dalla città di Roma alla Casa delle Letterature.

Sono una grande ammiratrice delle traduzioni poetiche di Solonovič e anche della sua poesia. Ma ciò che lo rende particolarmente caro a me è il suo modo di prendersi cura con grande umanità di tutti gli scambi culturali riguardanti la Russia e l’Italia. Se l’unione di queste due culture avesse un nome, porterebbe il suo.