Cuba. Pronunciamento in appoggio all’Opinione n. 19/2005 del Gruppo di Lavoro sulle Detenzioni Arbitrarie delle Nazioni Unite

Qui di seguito pubblichiamo il Pronunciamento della Federazione Ibero-americana dell’Ombudsam (FIO) in appoggio all’Opinione n. 19/2005 elaborata dal Gruppo di Lavoro sulle Detenzioni Arbitrarie delle Nazioni Unite in merito alle violazioni dei diritti umani e delle garanzie di un giusto processo nella vicenda giudiziaria dei Cinque.

Pronunciamento in appoggio all’Opinione n. 19/2005 del Gruppo di Lavoro sulle Detenzioni Arbitrarie delle Nazioni Unite

27 marzo 2008

Il Consiglio Rettore della Federazione Ibero-americana dell’Ombudsman (FIO), in rappresentazione delle 86 Ombudsman nazionali, statali, autonome e provinciali della Spagna, Portogallo, Andorra, Messico, Portorico, Guatemala, Salvador, Honduras, Nicaragua, Costa Rica, Panama, Colombia, Venezuela, Ecuador, Bolivia, Perù, Uruguay, Paraguay ed Argentina, compiendo col nostro mandato di fomentare, ampliare e fortificare la cultura dei diritti umani e quello di denunciare davanti all’opinione pubblica internazionale le violazioni dei Diritti Umani che, per la loro gravità, lo meritano, ci siamo riuniti, oggi 27 marzo in Città del Messico, col fine di dichiarare quanto segue:

1. L’Opinione n. 19/2005 del Gruppo di Lavoro sulle Detenzioni Arbitrarie delle Nazioni Unite, diretta al Governo degli Stati Uniti d’America, in relazione col caso dei signori Antonio Guerrero Rodríguez, Fernando González Llort, Gerardo Hernández Nordelo, Ramón Labañino Salazar e René González Sehwerert, riconosce che il paese citato è uno stato parte del Patto Internazionale dei Diritti Civili e Politici e, pertanto, il governo nordamericano è obbligato a compierla.

2. In questo senso, ed in osservanza delle risoluzioni 1991/42, 1997/50 e 2003/31 dell’allora Commissione dei diritti umani delle Nazioni, il Gruppo di Lavoro sulle Detenzioni Arbitrarie, come agli articoli 7, 13, 14, 18, 19, 20 e 21 della Dichiarazione Universale dei diritti umani e d’accordo con gli articoli 12, 18, 19, 21, 22, 25, 26 e 27 del Patto dei Diritti Civili, realizzò le seguenti osservazioni del caso di cui si tratta.

a) Dopo l’arresto, ed indipendentemente dal fatto che i detenuti erano stati informati del loro diritto di non parlare e che il Governo gli aveva facilitato la difesa, sono stati mantenuti in confino solitario per 17 mesi, durante i quali la comunicazione coi loro avvocati e l’accesso alle evidenze e, con ciò, le possibilità di una difesa adeguata, sono state diminuite.

b) Dal momento che il caso è stato classificato come di sicurezza nazionale, si è visto impedito l’accesso da parte dei detenuti ai documenti che contenevano le evidenze. Il Governo nordamericano non ha confutato il fatto che gli avvocati della difesa ebbero un accesso molto limitato alle evidenze, dovuto a questa classificazione, cosa che colpì negativamente la loro capacità per presentare le evidenze contrarie. Questa applicazione particolare delle disposizioni legali della Legge di Procedimento dell’Informazione Classificata (Classified Information Procedures Act — CIPA), come si fece in questo caso e come rivelano anche i dati che sono stati messi a disposizione del Gruppo di Lavoro, ha diminuito l’equilibrio equitativo tra l’accusa e la difesa.

c) La giuria per il giudizio è stata selezionata seguendo un processo in cui gli avvocati della difesa hanno avuto l’opportunità ed approfittarono degli strumenti di procedimento per respingere possibili membri della giuria e garantire che nessun cubano-americano formasse parte della stessa. Nonostante, il Governo non ha negato che ancora così, il clima di predisposizione e pregiudizio contro gli accusati a Miami è persistito ed ha contribuito a presentare gli accusati come colpevoli dal principio. Non è stato considerato dal Governo il fatto che un anno più tardi lui stesso ammise che Miami non era il luogo adeguato per celebrare un giudizio dove era sicuro che fosse quasi impossibile selezionare una giuria imparziale in un caso vincolato con Cuba.

d) Il Gruppo di Lavoro osservò che a partire dai fatti e dalle circostanze in cui si celebrò il giudizio e della natura delle accuse e delle sentenze severe date agli accusati si deduce che il giudizio non ebbe luogo nel clima di obiettività ed imparzialità che si necessita per permettere che compia con le norme di un giudizio giusto, come si definisce nell’Articolo 14 del Patto Internazionale dei Diritti Civili e Politici, del quale gli Stati Uniti sono parte.

e) Questo squilibrio, tenendo in conto le severe sentenze ricevute dalle persone che si considerano in questo caso, è incompatibile con le norme contenute nell’Articolo 14 della Convenzione internazionale dei diritti civili e politici che garantisce che ogni persona accusata di un delitto abbia il diritto ad esercitare, in piena uguaglianza, tutte le agevolazioni adeguate per preparare la sua difesa.

Il Gruppo di Lavoro giunse alla conclusione che i tre elementi enunciati sopra, nel complesso, sono di tale gravità che conferiscono alla privazione di libertà di queste cinque persone un carattere arbitrario.

In considerazione del procedimento, il Gruppo di Lavoro ha emesso la seguente opinione:

1. La privazione di libertà dei signori Antonio Guerrero Rodríguez, Fernando González Llort, Gerardo Hernández Nordelo, Ramón Labañino Salazar e René González Sehwerert è arbitraria, è in contravvenzione dell’articolo 14 del Patto internazionale dei diritti civili e politici e corrisponde alla III categoria delle categorie applicabili, vagliate nei casi presentati al Gruppo di Lavoro.

2. Avendo emesso questa opinione, il Gruppo di Lavoro sollecita a questo Governo che adotti le misure necessarie per rimediare a questo situazione, in conformità coi principi espressi nella Convenzione Internazionale dei Diritti Civili e Politici.

Detta risoluzione è stata approvata il 27 maggio 2005.

I membri della Federazione Ibero-americana di Ombudsman, riconoscono che:

1. Come stabilisce l’articolo 14 del Patto Internazionale dei Diritti Civili e Politici. — Tutte le persone sono uguali davanti ai tribunali ed alle corti di giustizia. Ogni persona avrà diritto ad essere ascoltata pubblicamente e con le dovute garanzie da un tribunale competente, indipendente ed imparziale, stabilito dalla legge, nel sostentamento di qualunque accusa di carattere penale formulata contro di lui o per la determinazione dei suoi diritti od obblighi di carattere civile.

2. È necessario ricordare che ogni persona accusata di un delitto ha diritto che si presuma la sua innocenza finché non si prova la sua colpevolezza conforme alla legge ed ad essere giudicato senza dilazioni indebite; a trovarsi presente nel processo ed a difendersi personalmente o essere assistita da un difensore di sua elezione.

3. Ogni persona dichiarata colpevole di un delitto avrà diritto che la sentenza di condanna e la pena che gli venga imposta siano sottomesse ad un tribunale superiore, come prescritto dalla legge.

4. Inoltre ed, in conformità con l’articolo 18 di quello stesso patto, ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; questo diritto include la libertà di avere o di adottare la religione o le credenze di sua elezione, come la libertà di manifestare la sua religione o le sue credenze, individuale o collettivamente, tanto in pubblico come in privato, mediante il culto, la celebrazione di riti, le pratiche e l’insegnamento.

5. Oltre a ciò, l’articolo 19 di questo stesso strumento internazionale stabilisce che, nessuno potrà essere disturbato a causa delle sue opinioni e che ha diritto alla libertà di espressione; questo diritto comprende la libertà di cercare, ricevere e diffondere informazioni ed idee di ogni indole, senza considerare la frontiera, che sia oralmente, per scritto o in forma stampata o artistica, od in qualunque altro procedimento di sua elezione.

Per tutto quello detto in precedenza il Consiglio Rettore della FIO, delibera:

1. Raccomandare ed insistere nell’esatto compimento dell’opinione n. 19/2005 del Gruppo di Lavoro delle Detenzioni Arbitrarie delle Nazioni Unite ogni volta che: tutte le persone sono uguali davanti alla legge e hanno, senza distinzione, diritto ad uguale protezione della legge. Tutti hanno diritto ad uguale protezione contro ogni discriminazione e contro ogni provocazione a tale discriminazione.

2. Per ciò, si sollecita per Antonio Guerrero Rodríguez, Fernando González Llort, Gerardo Hernández Nordelo, Ramón Labañino Salazar e René González Sehweret, un giudizio giusto e formulato sul rispetto delle leggi degli Stati Uniti d’America ed agli strumenti internazionali sottoscritti e ratificati da questo paese.

3. Per terminare, si sollecita che le cinque persone accusate, possano riunirsi ed essere visitate dai loro parenti, indipendentemente dalla loro condizione.

Consiglio Rettore della FIO

Dr. Omar Cabezas Lacayo
Presidente della FIO e Procuratore per la Difesa dei Diritti Umani in Nicaragua

Dra. Beatriz Merino Lucero
Patrocinatrice del Popolo del Perù

Dr. Manuel María Paez Monges
Difensore del Popolo della Repubblica del Paraguay

Dr. Enrique Mugica Herzog
Difensore del Popolo della Spagna

Dr. Carlos Lopez Nieves
Procuratore del Cittadino dello Stato Libero ed Associato di Portorico.

Dr. Oscar Humberto Herrera Lopez
Presidente della Commissione per la Difesa dei diritti umani per lo Stato di Nayarit