
Esistono libri che, nel loro campo di studi, risultano particolarmente utili perché mettono ordine tra teorie e proposte: veri e propri compendi per chi ha bisogno di aggiornarsi. Ne esistono altri, invece, che guardano avanti, portando proposte teoriche e operative capaci di tracciare nuove strade. La lettura a scuola di Simone Giusti riesce nell’impresa non scontata di fare entrambe le cose: il testo si divide infatti in due parti, la prima di carattere teorico, la seconda di taglio più pratico. Il punto di partenza è la necessità – più che mai urgente in un paese di non lettori come l’Italia – di procedere a una autentica educazione alla lettura a partire dai primi anni di scolarizzazione, cioè dalla scuola dell’infanzia. Se, rileva Giusti sulla scorta degli studi di Federico Batini, le iniziative di promozione della lettura non mancano (si pensi per esempio a #ioleggoperché), è pur vero che queste influenzano eventualmente soltanto il consumo di libri da parte di chi è già lettore e lettrice, mentre lasciano fuori dal proprio orizzonte chi non ha l’abitudine della lettura.
Ora, educare alla lettura, soprattutto di testi letterari, è indispensabile per lo sviluppo di cittadini e cittadine che sappiano muoversi a proprio agio nella società, non perché chi legge – come vorrebbero certe opinioni sostanzialmente infondate ma piuttosto radicate – sia più intelligente degli altri, ma perché, come registra Giusti, la ricerca in psicologia cognitiva e negli studi empirici sulla lettura ha mostrato che «l’esposizione alla narrativa letteraria è correlata a una più elevata capacità di spiegare il comportamento umano, a una migliore capacità di leggere gli stati mentali e le opinioni altrui, e a una tendenza a ridurre il bias egocentrico». Chi legge letteratura sa interpretare meglio i comportamenti dei propri simili, quindi può sviluppare atteggiamenti prosociali più di chi non ha dimestichezza con la letteratura.
Sulla base di queste affermazioni, nella prima parte del libro l’autore dà conto delle principali teorie della lettura, ambito di studi molto sviluppato sul piano internazionale ma del quale ancora poco ci si occupa in Italia. La ricchezza del panorama è testimoniata dal gran numero di nomi che scorrono sulle pagine della rassegna di Giusti, il quale riesce a sintetizzare – anche grazie agli approfondimenti collocati in appositi riquadri – gli studi e le teorie di autori e autrici come Louise Rosenblatt e Rita Felski, Jean-Marie Schaeffer e Michele Cometa, per fare soltanto qualche nome. Incrociando la prospettiva della lettura con quella della didattica della letteratura, Giusti rileva anche, a partire dal «ripensamento profondo della critica letteraria contemporanea» proposto dagli studi di Mario Barenghi e Alberto Casadei, che oggi la critica «non si limita a descrivere i testi o a ricostruirne l’orizzonte storico-culturale, ma torna a interrogarsi sul senso antropologico, cognitivo ed esperienziale della letteratura».
L’educazione alla lettura, uno dei compiti principali della scuola, non implica soltanto insegnare a decifrare i testi o a trasmettere nozioni già preconfezionate dai manuali: deve invece «creare le condizioni di incontro con le forme, consentire a ciascun lettore e lettrice di sviluppare un rapporto personale e critico con la parola letteraria». Siamo all’interno di un nuovo paradigma che pone al centro il lettore e la necessità di mettere davvero l’insegnamento della letteratura al servizio dell’apprendimento. E questo paradigma si fonda su una nozione chiave elaborata in area francofona, cioè quella di soggetto lettore (sujet lecteur), che pone al centro l’esperienza interpretativa del lettore e della lettrice. Al concetto di soggetto lettore si affianca quello di lettura letteraria, sempre proveniente dall’area francofona, ma in Italia proposto da Vittorio Spinazzola, cioè una lettura intesa come «un’esperienza di interpretazione progressiva che si realizza attraverso la negoziazione del senso all’interno della classe». Tutto questo non può che comportare il passaggio da una didattica trasmissiva a una didattica attiva, in virtù della quale la classe si trasforma in una comunità ermeneutica, secondo la proposta formulata da Guido Armellini in un libro importante pubblicato nel 2008, La letteratura in classe. È chiaro che Giusti si ispira a una nozione dinamica della lettura, in cui la dimensione relazionale – che si fonda sull’ascolto reciproco e la negoziazione del senso all’interno di una comunità di pratiche – deve coniugarsi con il rigore interpretativo; e qui, come è ovvio, il ruolo dell’insegnante è essenziale. Rigore e dimensione relazionale, peraltro, permettono di sfuggire a pratiche interpretative basate su un puro «soggettivismo espressivo».
Come si può facilmente intendere dal titolo, Per un curricolo di lettura letteraria, nella seconda parte del libro, che è anche la più consistente, il discorso si sposta sulle pratiche didattiche. Si comprende così come questo volume sia per certi versi il corollario di quello pubblicato dall’autore nel 2023, sempre per i tipi di Carocci, Didattica della letteratura italiana. Le due opere si possono leggere infatti come figlie di uno stesso progetto: la trasformazione delle pratiche didattiche relative alla lettura e alla letteratura. Per forza di cose Giusti deve ricapitolare brevemente i quattro modelli dell’insegnamento della letteratura che convivono nei diversi gradi scolastici generando un certo caos: «culturale o idealistico-storicistico, linguistico o semiotico, sociale o ermeneutico, della crescita personale». Sulla scorta della proposta di un quadro europeo per gli studi letterari elaborata da Theo Witte e Florentina Sâmihăian, Giusti formula a sua volta un curricolo dettagliato nel quale, dalla scuola dell’infanzia, si procede dal modello della crescita personale fino ad arrivare, nella secondaria di secondo grado, al modello culturale. In base al presupposto che quella letteraria sia una «competenza evolutiva», che non si sviluppa spontaneamente con la semplice esposizione ai testi, il curricolo prevede «un’educazione intenzionale», tale da prevedere esperienze di lettura significative per studentesse e studenti. E proprio per questo il modello della crescita personale è l’unico presente in tutto l’arco degli studi.
Dal momento che la lettura non deve costituire un semplice esercizio di individuazione di nozioni già date – in particolare dal manuale di storia letteraria o dall’antologia –, Giusti propone di esercitare l’attività interpretativa, sempre in chiave collettiva, prima di avviare qualsiasi lavoro sul testo, analisi, commento o riscrittura. Si tratta di un utile rovesciamento della tradizionale attività didattica, che antepone l’interpretazione dell’autorità, spesso rappresentata da ciò che scrive la redazione di una casa editrice andando incontro alle presunte aspettative degli insegnanti. Solo attraverso questo rovesciamento la letteratura può davvero entrare a contatto con l’esperienza di chi apprende. La lettura e la letteratura possono così diventare un luogo di esercizio della democrazia: «Se lo scopo di questo approccio è configurare una comunità di persone che dialogano – anche in modo conflittuale – intorno alle opere, occorre evitare che i partecipanti e le partecipanti pensino che il loro parere sia subordinato al loro livello culturale o alle loro competenze rispetto alla lettura esperta».
E qui entra in gioco la questione della scelta dei testi, ovvero del canone, che è spesso un elemento dolente, giacché, osserva Giusti, oltre a quello esplicito dei manuali esiste un «curricolo nascosto o implicito», interiorizzato dagli e dalle insegnanti durante i loro studi scolastici e universitari. L’autore, va detto, non è un rivoluzionario, non intende sovvertire alcunché; scrive infatti, in maniera più equilibrata: «non abolire il canone, ma decentrarlo». Per farlo, occorre aggiungere, servono insegnanti critici – il termine vale tanto come sostantivo che come aggettivo –, cioè capaci di operare tagli, allargare gli orizzonti, aprire percorsi inediti. È in fondo la sfida che il libro lancia nell’ultima pagina: «occorre una formazione di base eccezionale, che non può fermarsi al superamento di due esami di letteratura italiana e va costruita lungo gli anni attraverso la continua lettura e rilettura non solo delle opere ma anche degli studi letterari più aggiornati». Il punto di partenza per questa formazione può essere rappresentato proprio da La lettura a scuola, da cui si esce con un gran numero di appunti bibliografici per approfondimenti futuri. Ma soprattutto, come invita a fare Giusti, è indispensabile che gli insegnanti siano a loro volta lettrici e lettori forti e consapevoli, in grado di interrogarsi sulle proprie scelte senza demandarle ad altri.