
È appunto quello che è accaduto a Valeria Della Valle: che, dopo aver dedicato tutta la propria carriera scientifica alla storia della lingua italiana, giungendo ad essere una delle più importanti studiose oggi operanti in questa disciplina, a partire dal 2019 si è rivolta a un nuovo interesse, vale a dire la storia dell’arte, e più precisamente dell’arte romana del Novecento. Si è trattato di un percorso molto strutturato, articolato in quattro momenti:
1. l’impegno editoriale, condiviso con Vincenzo Trione, della direzione della grande enciclopedia Arte contemporanea, edita dalla Treccani in quattro volumi nel 2021;1
2. la curatela della mostra La strada sognata. Artiste a Roma negli anni Quaranta, tenutasi presso la Galleria EDDart in Palazzo Taverna a Roma dal 12 giugno al 19 luglio 2024.2 La mostra ricomprendeva le tele di otto pittrici, tutte attive negli studi e nei laboratori di Via Margutta nella prima metà del Novecento, alcune abbastanza note ed altre pressoché dimenticate, di cui è stato spesso molto difficile ritrovare le opere: Katy Castellucci, Eva Fischer, Graziana Meschini, Pasquarosa,3 Adriana Pincherle, Eva Quajotto, Wicky Wilhelm e Maria Pia Zanetti, vale a dire la madre stessa di Valeria Della Valle;
3. il saggio Lo studio d’arte Villa Giulia a Villa Poniatowski: un’avventura artistica dimenticata, dedicato alla poliedrica figura di Enrico Galassi e pubblicato sulla rivista genovese «Quaderni della Wolfsoniana»;4
4. il saggio monotematico, infine, Artiste a Roma nella prima metà del Novecento, redatto per il Dizionario biografico e tematico delle donne in Italia della Treccani.5
Questo interesse per l’arte del Novecento a Roma si è manifestato in modo improvviso, ma stava covando nell’animo della studiosa da molti anni: omaggio alla madre pittrice e comunque all’ambiente di Via Margutta, nel quale ha avuto il privilegio di crescere; e insieme tributo a una possibilità accarezzata e immediatamente respinta nella sua prima giovinezza, vale a dire quella di dedicarsi professionalmente, invece che agli studi di storia della lingua italiana, a quelli storico-artistici. È del resto un destino comune pressoché a tutti, quello di portare dentro di sé innumerevoli possibilità di espressione, e di trovarsi poi a sceglierne una o poco più; mentre tutte le altre, quelle che sono state abbandonate, restano a lavorare nell’ombra, solo apparentemente ridotte al silenzio.
Scopriamo però anche un’altra cosa, ancor più sorprendente: che questa nuova vena di studio e di ricerca ha avuto una prima manifestazione di carattere non intellettuale, ma artistico. Si tratta della raccolta di racconti La strada sognata, scritta nell’arco di dieci anni e uscita per i tipi di Einaudi nel 2022.6 Appunto in quest’opera, non con gli strumenti del critico bensì del narratore, Della Valle ha per la prima volta fatto i conti con la nostalgia e i ricordi che le vengono dall’aver passato i primi anni della propria vita in un mondo culturalmente ricchissimo e anticonvenzionale, come quello dei pittori di Via Margutta alla metà del Novecento; mondo ormai perduto e quasi inimmaginabile, di cui ha avvertito la necessità di lasciare una diretta e vivida testimonianza.
La strada sognata appare dunque importante per il suo valore innanzitutto documentale, di resoconto “dal vivo”, per quanto mediato dalla finzione creativa, di un momento determinante per la cultura romana e italiana del secondo dopoguerra;7 ma, ancor più, in quanto testo propriamente letterario, portatore di originalità e di bellezza. Ecco, riassunto in poche righe, il suo contenuto.
Livia Bencini è una bambina indipendente, curiosa, che ha la sfortuna di crescere in un contesto completamente diverso da lei: una famiglia dominata patriarcalmente dal padre militare, piena di ipocrisie e solo attenta alle convenzioni sociali, in cui si respira in pieno l’atmosfera pesante e velenosa del fascismo anni Trenta. Una famiglia in cui non vi è spazio per alcuna verità umana, in cui gli affetti più profondi sono segnati da una sottile violenza (o forse non tanto sottile, visto che aleggia il sospetto di attenzioni un po’ troppo insistite da parte del padre generale), e che la bambina patisce così tanto da non riuscire neppure a chiamare “mamma” la madre; madre che peraltro passa il tempo a chiamare a sua volta per nome, come fossero suoi amici personali, i membri di Casa Savoia, in un grottesco tentativo di elevazione sociale.
A salvarla da questo stato di oppressione, intellettuale, sentimentale e anche fisica, è l’amore per il disegno, che la famiglia ovviamente non capisce ma decide di tollerare. L’incontro con Via Margutta, la via dei pittori di Roma, avviene per la prima volta in sogno:
Il vero centro della narrazione però non è lei, bensì Adele detta Dede, sua figlia, che a Via Margutta ha già la ventura di appartenere sin dalla nascita, subito dopo la guerra, e di cui diventa privilegiata testimone. È attraverso il suo sguardo che il lettore viene introdotto in un mondo pieno di bellezza, in cui le persone sono più importanti delle cose e gli oggetti, quando contano, lo fanno solo per le emozioni che riescono a suggerire. Ecco dunque le amiche Guenda e Gaia, che giocano con Dede in terrazzo; la loro mamma Doina che cucina i sarmali; Marina Chaliapin;9 il padre di Dede Giulio, che invecchia tra progetti sconclusionati e muore «così, con il senso di aver lasciato tutto incompiuto».10 Ecco la pittrice Giuditta Giurati, che firma i suoi quadri «Ditta» e invecchia, isolata dalla realtà, nel ricordo di un grande amore giovanile; la bambina Utta, che cerca di trascinare Dede in un universo di bugie; la signorina Cortese; gli amanti Diego e Derek, che la piccola Dede spia dalla finestra e idealizza nella perfezione del loro amore fra eguali, e tanti altri.11
La realtà degli artisti di Via Margutta viene rappresentata in un modo autenticamente pittorico, pennellata dopo pennellata, con una tavolozza fatta soprattutto di nostalgia; ogni particolare è vero ed esatto, le vicende storiche, dalle adunate del fascismo alla presenza strafottente degli americani a Roma dopo la guerra, fino alle prime avvisaglie del turismo negli anni Sessanta, sono menzionate con precisione, anzi con una conoscenza dei fatti addirittura documentale (i romanzi di Virgilio Brocchi, le fotografie di Arturo Ghergo e Ghitta Carell),12 e tuttavia l’atmosfera di questi racconti è semmai evocativa e simbolica, quasi magica. Sono tutti racconti “al femminile”, lo sguardo è sempre di donne, non per qualche puntigliosa rivendicazione di genere, bensì per una naturale necessità poetica dell’autrice; gli uomini che vi compaiono sono rappresentati in una luce di affetto, accarezzati dalla tenerezza delle donne che li hanno amati. La grazia di questi personaggi non è priva di incrinature, di dolore, di momenti di rottura, il loro universo morale non viene certo rappresentato come perfetto e adamantino; tuttavia hanno sempre un loro interno equilibrio, una loro coerenza interiore, che li consegna a una profonda schiettezza umana.
La minaccia viene semmai da fuori, vale a dire dalle forze che cercano con furia di soverchiare la fragilità di Via Margutta. Esemplare è il colloquio della pittrice Ditta con la sua nuova padrona di casa, che la informa bruscamente che sta per darle lo sfratto:

Maria Pia Zanetti, Ritratto di Nicoletta Laszlo, 1940, collezione privata.

Maria Pia Zanetti, Ritratto di Rosa Calderon, 1942, collezione privata.

Wicky Wilhelm, Ritratto di Carmen Scarpitta, 1942 ca., collezione privata.

Alberto Savinio, Il sonno di Eva, mosaico eseguito nello studio di Enrico Galassi, Bologna, Palazzo Bentivoglio.

Enrico Galassi, Pesci e ciliegie, 1932, già collezione Franco Gentilini, poi collezione privata. Foto di Maurizio Montanari.

Enrico Galassi, La torre solitaria, 1936, collezione privata. Foto di Maurizio Montanari.

Enrico Galassi, Villeggiatura, 1935, collezione privata. Foto di Maurizio Montanari.
1 Arte contemporanea, direzione di V. Della Valle e V. Trione, 4 voll., Roma, Treccani, 2021.
2 La mostra è stata curata da Valeria Della Valle con la collaborazione di Elena Del Drago, Costanza Pinci e Cristina Faloci. Ne è stato stampato un catalogo, sempre a cura di Valeria Della Valle.
3 Pseudonimo di Pasquarosa Marcelli Bartoletti.
4 V. Della Valle, Lo studio d’arte Villa Giulia a Villa Poniatowski: un’avventura artistica dimenticata, in «Quaderni della Wolfsoniana», 2, 2025, pp. 107-117.
5 V. Della Valle, Artiste a Roma nella prima metà del Novecento, in Dizionario biografico e tematico delle donne in Italia, vol. I, pp. 814-823, Roma, Treccani, in corso di stampa.
6 V. Della Valle, La strada sognata, Torino, Einaudi, 2022. Al volume è stato attribuito la 59ª edizione del Premio Settembrini; per la bibliografia si veda al termine di questa nota. I racconti della raccolta, dieci in totale, si dispongono in realtà lungo una traiettoria narrativa unitaria. Alessandro Iovinelli, nella sua recensione a La strada sognata (in «Treccani», 20 giugno 2022), ritrova un “architesto” di questa forma nel libro di Alice Munro The view from Castle Rock (2006): «La forma della raccolta di racconti consentiva invece ad Alice Munro, e ora a Valeria Della Valle, di creare un affresco anche di valore storico, nel quale però le singole porzioni narrative, pur facendo parte di un quadro omogeneo, conservano un’autonomia compositiva, sia per i personaggi, che per le storie narrate».
7 Sulla storia e l’importanza di Via Margutta si vedano almeno: M. Fagiolo dell’Arco, Scuola Romana. Pittura e scultura a Roma dal 1919 al 1943, Roma, De Luca, 1986; F. Di Castro, Via Margutta. Cinquecento anni di storia e d’arte, Roma, Edizioni Kappa, 2006.
8 V. Della Valle, La strada sognata cit., p. 3.
9 Vedi alla nota 11.
10 V. Della Valle, La strada sognata cit., p. 91.
11 La narrazione si fonda su un “sistema dei personaggi” assai ampio, e programmaticamente sospeso tra ricordo di artisti realmente vissuti e libera rievocazione fantastica. In particolare, nel personaggio di Ilja Berea sono confluite le caratteristiche fisiche dello scultore bulgaro Assen Peikov (1908-1973) e alcuni tratti della personalità del pittore americano naturalizzato italiano Salvatore Scarpitta (1919-2007); il nome del personaggio è stato scelto in omaggio al pittore rumeno Dimitrie Berea (1908-1975). Il disegnatore Radu Roman è ispirato al pittore e grafico rumeno Eugen Drăguţescu (1914-1992). Il personaggio della pittrice Fiore Agagian è nato come memoria della pittrice veneta Fiore Brustolin Zaccarian (1901-1995). Nella scultrice Berta c’è il ricordo della scultrice Berta De Gasperis, moglie dello scultore e illustratore Alberto Mastroianni (1903-1974). Nell’architetto Landolfi è stato rappresentato il pittore, mosaicista, poeta Enrico Galassi (1907-1980), ma vi sono anche elementi biografici di Giorgio De Chirico (1888-1978). Nell’episodio dell’artista che incolla lana sulla gommapiuma è stato rievocato il pittore Giulio Turcato (1912-1995). Nel regista Daniele Ludovisi (Ludo) è stato ricordato il pittore e regista cinematografico Giuseppe Maria Scotese (1916-2002). Sono stati citati con i loro veri nomi solo il pittore Ferruccio Ferrazzi (1891-1978) e Marina Chaliapin, figlia del famoso cantante lirico Fëdor Ivanovič Chaliapin (1912-2009) e moglie di Luigi Freddi, il fondatore di Cinecittà (1895-1977).
12 Virgilio Brocchi (1876-1961) fu uno scrittore popolarissimo nell’Italia tra le due guerre, autore di numerosi romanzi che si rivelarono, per il mercato librario di quegli anni, degli autentici best seller. Arturo Ghergo (1901-1959) fu un fotografo attivo a Roma negli anni Trenta, specializzato in ritratti dei divi della nascente Cinecittà. Ghitta Carell (pseudonimo di Klára Karolina Mánkovits, 1899-1972) fu una fotografa di origine ungherese, molto nota sempre negli anni precedenti alla seconda guerra mondiale e spesso utilizzata dagli esponenti dell’élite politico-economica per i propri ritratti ufficiali.
13 V. Della Valle, La strada sognata cit., pp. 98-99.
14 Ivi, p. 175.