Una scaletta per Tito

Con la scomparsa di Tito Perlini (Trieste 1931-2013), il Centro studi Franco Fortini perde uno dei membri che più hanno contribuito a dargli una fisionomia intellettuale e culturale all’altezza della propria insegna. Incaricato dallo stesso Fortini di seguire il proprio lascito di scritti di ambito filosofico e più in generale di storia del “pensiero critico”, Perlini ha partecipato attivamente ai lavori del Comitato scientifico e alla progettazione dell’«Ospite ingrato»: il suo apporto di maggiore spessore è rappresentato dal numero della rivista (2008, 1) dedicato a Verità / Relativismo / Relatività e da lui interamente curato, chiamando a collaborare amici e allievi e fornendo un saggio introduttivo in cui Claudio Magris ha ravvisato un suo «capolavoro» (questo il link a cui leggerlo). Ma non meno importante è stata, negli anni, la dote di inesauribile verve critica (e di elegante ironia) riversata negli incontri svoltisi a Firenze e a Siena: un tratto che ne fece subito un punto di riferimento per gli studiosi più giovani, attratti non soltanto dall’esposizione brillante ma dal suo naturale imporsi nella trattazione dei temi più ardui, secondo un’attitudine che rendeva evidente il suo incarnare un tipo d’intellettuale ormai scomparso dall’orizzonte, erede diretto (ma per nulla epigonale) dei “francofortesi” e più in generale di tutta una costellazione al cui centro era Hegel. Ciò appare con chiarezza nell’intervento alla serata in onore di Renato Solmi, realizzata a Siena per iniziativa di Giovanni Laguardia Discesa agli inferi e crepuscolo della speranza. Sul pensiero critico-dialettico-negativo (questo il link a cui leggerlo). Negli ultimi tempi la salute gli aveva impedito di partecipare alle riunioni, ma non aveva mancato di farsi sentire per telefono, facendoci avvertire la sua attenzione e il suo affetto. Data la difficoltà di proseguire un dialogo che tutti sentivano come di vitale importanza, ad un certo punto pensammo di fargli un’intervista, per lasciarlo sbizzarrire a modo suo sui temi che più gli erano congeniali: gli chiedemmo perciò di fermare alcuni punti in vista dell’incontro, in modo che l’esposizione seguisse un percorso coincidente con quello del suo pensiero e tale da fornire una specie di bussola anche agli improvvisati intervistatori. L’incontro non si fece, e oggi quel mancato appuntamento ci riempie di rammarico; ma la scaletta Tito la inviò senza farsi attendere. La riportiamo di seguito, sembrandoci che parli da sola della ricchezza e ampiezza del lavoro intellettuale di Tito Perlini, come se fosse molte cose insieme: uno straordinario curriculum, un suo estremo saluto e insieme un asciutto memento.

Tito Perlini, Elenco degli argomenti da toccare nell’intervista

∙ Critica del Lukács “maturo” per la sua concezione dell’irrazionalismo. Critica della razionalità capitalistica.

∙ Indispensabilità di Hegel. Rapporto Hegel-Marx. Contro un marxismo inclinato in senso scientistico. Polemica nei confronti di Althusser e di G. della Volpe (e della sua scuola).

∙ Difesa della dialettica. Dialettica contro positivismo. Non c’è una dialettica marxista diversa (o addirittura opposta) rispetto a quella hegeliana. Hegelomarxismo.

∙ Lukács e Adorno. Difesa del modernismo artistico (valorizzato da Adorno e condannato da Lukács).

∙ Richiamo alla totalità. Critica della divisione specialistica del lavoro. Ideologia dello specialismo. Critica dell’intelletto scientifico. Nozione allargata di ragione.

Dialektik der Aufklärung. Horkheimer e Adorno. Marcuse: ragione sensuale. Posizione difficilmente definibile tra Kant e Hegel.

∙ Difesa delle avanguardie artistiche. Rovesciamento della posizione di Lukács.

∙ W. Benjamin e Adorno. La visione benjaminiana del Romanticismo. Polemica di W. Benjamin contro Gundolf (a proposito di Goethe).

∙ Dialettica negativa. Libero dispiegarsi del molteplice a scapito della dittatura dell’identico. Contro la mercificazione e la reificazione. Le differenze qualitative. Difesa della materialità.

∙ Adorno e Bloch. Affinità e divergenze. Günther Anders.

∙ Husserl. Crisi delle scienze europee. Sartre.

∙ Motivi esistenzialistici. Da Kierkegaard a Šestov.

∙ Illuminismo e Romanticismo. Tenerli uniti. Ma distinguere Romanticismo e tardo Romanticismo e svincolare l’Illuminismo da ogni forma di scientismo.

∙ Rilevanza di Freud.

∙ Lukács e Thomas Mann. Betrachtungen eines Unpolitischen.

∙ Postmoderno. Lettura deformante della Dialektik der Aufklärung.

∙ Religione. Respingere Dworkin e riconoscere la posizione cauta di Habermas. Correttivo delle tendenze scientistico-tecnocratiche.

∙ Importanza della figura di Rosa Luxemburg.

∙ Echi francofortesi in Del Noce.

∙ Nella contraddizione contro la contraddizione. Versöhnung.

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Qui i link ai saluti di Claudio Magris («Corriere della Sera» del 27 settembre), di Annalisa Perini («Il Piccolo» di Trieste del 27 settembre), di Roberto Timossi («Avvenire» del 28 settembre), e di Alessandro Bellan («Prismi»).