Interviste

Il respiro poetico del sapere
Intervista a Antonio Prete

Quali sono gli autori – classici e contemporanei – che più hanno influenzato la tua riflessione? Che cosa in particolare ciascuno di loro ti ha trasmesso?

È un po’ difficile dirlo, per il fatto che, al di là di alcuni amori duraturi, certe influenze o presenze sono state più intense in alcune stagioni, altre in altre stagioni. E poi ci sono i ritorni. Ma soprattutto c’è la compagnia di alcuni classici della quale a un certo punto non possiamo più privarci. Ad ogni modo, per iniziare dai contemporanei, indicherei tre figure di un’altra generazione che mi hanno anche fatto dono della loro amicizia, cioè Edmond Jabès, Mario Luzi, Yves Bonnefoy. Continua la lettura

Intervista a Ruggero Savinio
A cura di Massimo Cappitti

Questa intervista nasce dalla domanda intorno alla possibilità di rappresentare la figura umana dopo la lezione delle avanguardie. Nel corso degli incontri – a uno dei quali ha partecipato anche Mario Pezzella – il dialogo si è arricchito di ulteriori sollecitazioni, esito di ciò che, di volta in volta, Ruggero1 diceva. Le sue riflessioni, infatti, imprimevano all’intervista un andamento più ampio, portando alla luce quel nesso vita e pittura più volte evocato da Savinio. Continua la lettura

Intervista a Luciano Gallino
a cura di Giacomo Russo Spena

Lo scorso 8 novembre è scomparso Luciano Gallino, sociologo di chiara fama, intellettuale militante e tra gli interpreti in assoluto più acuti del nostro tempo.

Di lui ha scritto Marco Revelli sul «Manifesto» (9.11) che si era formato «in quella Camelot moderna che era l’Ivrea di Adriano Olivetti, all’insegna di un “umanesimo industriale” che ovunque avrebbe costituito un ossimoro tranne che lì, dove in una finestra temporale eccezionale dovuta agli enormi vantaggi competitivi di quel prodotto e di quel modello produttivo, fu possibile sperimentare una sorta di “fordismo smart”, intelligente e comunitario, in cui si provò a coniugare industria e cultura, produzione e arte, con l’obiettivo, neppur tanto utopico, di suturare la frattura tra persona e lavoro. Continua la lettura

Intervista a Jean-Charles Vegliante
a cura di Felice Piemontese

Orrore ed esecrazione sono ovviamente i sentimenti prevalenti. Ma ciò che più colpisce nei fatti di Parigi è il cambio di strategia dei terroristi. Se un bersaglio come «Charlie Hebdo» poteva essere in qualche modo previsto, sparare a casaccio sui clienti di un ristorante o in una sala da concerti o in uno stadio apre scenari terrificanti. Come vivi, da parigino, questa situazione inedita? Continua la lettura