fortiniana

Una voce fuori campo
Ancora a proposito di Fortini e Sereni

Nel 2013, anno del centenario della nascita di Vittorio Sereni, ebbi occasione di rileggere il carteggio tra Fortini e Sereni,1 ripercorrendo le varie fasi di un rapporto durato quasi quarant’anni, tra alti e bassi, entusiasmi e mugugni, silenzi, lettere torrenziali e epigrammi. A conclusione di quella lettura citai una poesia di Questo muro (1973) che s’intitola A Vittorio Sereni e fa parte della sezione Versi a un destinatario: mi parve una specie di sigillo a quella bellissima e sofferta amicizia, ma anche una sintesi che parlava delle rispettive opere. Continua la lettura

Guerra alla guerra: Brecht e Fortini

Ho visto piegarsi un iracheno carbonizzato
verso me attraverso il parabrezza schiantato,

col tergicristallo che pare una penna
pronta a scrivere pensieri per la Terra,

col tergicristallo che pare uno strumento
che egli afferra per fare testamento.

I saw the charred Iraqi lean
towards me from bomb-blasted screen,

his windscreen wiper like a pen
ready to write down thoughts for men,

his wind screen wiper like a quill
he’s reaching for to make his will.1

Sono le prime tre strofe di 92 del poemetto di 184 versi in tetrapodie giambiche2 a rima baciata A Cold Coming – Un freddo venire, del poeta britannico Tony Harrison. Nato nel 1937 a Leeds, città industriale dello Yorkshire, da una famiglia della working class (il padre era fornaio), studia i classici greci e latini presso l’Università di Leeds e si immerge nella grande tradizione letteraria inglese (da Blake a Shelley, da Keats a Yeats). Continua la lettura

Le figure di Panzieri
Lettura di «Sul primo numero di “Quaderni rossi”»
[«Paesaggio con serpente», 1984]

L’esperienza dei Quaderni rossi rappresenta una tappa centrale nello sviluppo del movimento operaio italiano: i sei numeri, usciti fra 1961 e 1965, forniscono le basi per un’interpretazione rinnovata del panorama nazionale, mutato in seguito al picco di crescita degli ultimi anni Cinquanta e al conseguente ‘ammodernamento’ di apparato produttivo industriale e relazioni lavorative. Continua la lettura

Tra le poesie “scartate” di Franco Fortini

Tutti i testi qui riportati sono conservati presso l’Archivio Franco Fortini dell’Università di Siena nella “scatola XXX”, dove è raggruppata la maggior parte dei numerosi inediti fortiniani – siamo nell’ordine di alcune centinaia – sotto l’etichetta autoriale di Poesie rifiutate. Ne presentiamo qui una piccola selezione, arbitraria ma non casuale, in quanto connessa alle attività di ricerca del curatore (riguardanti la questione della temporalità). Nella “scatola XXX” è possibile trovare molti testi stampati dal Pc Macintosh che il poeta usava negli ultimi anni di vita, ma anche manoscritti e dattiloscritti risalenti ai decenni precedenti. Continua la lettura

Su «Un mese a Johannesburg»

FROM THE EUROPEAN SOUTH
A transdisciplinary journal of postcolonial humanities, 1, 2016, pp. 285-294.

Nella loro relazione di commensurabilità e comparabilità con gli archivi coloniali (Hamilton, Harris, e Pickover 2002), gli archivi del regime sudafricano di apartheid richiedono, tra le varie precauzioni epistemologiche, un lavoro che sappia trarre beneficio dalle indicazioni metodologiche della “multi-sited ethnography” che è stata proposta da George Marcus (1995, 2011). Continua la lettura

Lontananze

Il volume «Come ci siamo allontanati». Ragionamenti su Franco Fortini, pubblicato nel maggio 2016 dall’editore Arcipelago di Novara, è in gran parte costituito dalla rielaborazione degli interventi tenuti tra l’ottobre e il dicembre del 2014 a Milano, presso la Libreria Popolare di via Tadino, nell’ambito di un ciclo di incontri organizzati da Paolo Giovannetti in occasione del ventennale dalla morte dell’intellettuale fiorentino. A questo nucleo originale, però, sono stati aggiunti gli articoli di due giovani studiosi fortiniani, affini per argomento e per taglio ermeneutico ad alcune delle precedenti relazioni. Continua la lettura

Prefazione a «Come ci siamo allontanati»

Come ci siamo allontanati. Ragionamenti su Franco Fortini, a cura di L. Carosso e P. Massari, Milano, Arcipelago, 2016.

 

Se confrontassimo le iniziative per ricordare Fortini in occasione del ventennale della sua morte con le precedenti,1 noteremmo tre fatti significativi: il ridimensionamento della pattuglia di studiosi e amici della vecchia guardia, essendo mancati Cesare Cases, Giovanni Raboni, Michele Ranchetti, Edoarda Masi e Tito Perlini; il silenzio nel ventennale di diverse voci, spesso tra le più autorevoli e qualificate, che lo commemorarono a Siena nel decennale; e l’affacciarsi presso studiosi giovani o meno anziani di due immagini di Fortini più mosse rispetto alle precedenti e consolidate: quella di un Fortini fuori tempo (e fuori dal Novecento) o, si potrebbe dire, di un Fortini oltre Fortini (come si parlò in passato di un Marx oltre Marx); e quella di un giovane Fortini, staccato se non amputato dal Fortini maturo o ideologo.2 Continua la lettura

«Ich höre aufmerksam meine Feinde zu –
Ascolto attentamente i miei nemici»
Il carteggio Fortini – Enzensberger

Impossibile poi prevederne l’effetto, quando ciò che scriviamo viene spinto a cento chilometri e una lingua di distanza: altre luci, altri accordi, una storia sconosciuta ed ecco, molto viene perduto.1

 

Che un autore si trovi, nel medesimo tempo, a tradurre le poesie di un altro e a essere, da questo altro, tradotto a sua volta, è circostanza poco consueta e gravida di implicazioni: lo è ancor di più se i due condividono un orizzonte di pensiero comune, occupano posizioni analoghe all’interno del campo letterario nazionale, guardano agli stessi modelli poetici. Continua la lettura

Per una rilettura delle «Canzonette del Golfo»

La terza parte di Composita solvantur – ultima raccolta fortiniana, edita da Einaudi nel 1994 – è costituita, come è noto, dalle tanto dibattute Sette canzonette del Golfo.1 Si tratta di una sezione particolarmente controversa, in quanto il riferimento alle crudeltà della Prima Guerra del Golfo – ossia alla grande Storia e agli eventi politico‑militari internazionali – non solo viene giustapposto senza soluzione di continuità a scenette private e banalmente quotidiane, ma soprattutto viene filtrato e straniato attraverso un tono volutamente leggero e ironico. Continua la lettura

Due Momenti

Raffaello Sanzio, Madonna Sistina (foto: Staatliche Kunstsammlungen Dresden)

Raffaello Sanzio, Madonna Sistina (foto: Staatliche Kunstsammlungen Dresden)

 

1955. Mosca. Era uno degli ultimi giorni di esposizione delle opere della Galleria di Dresda. I sovietici le restituivano alla Repubblica Democratica Tedesca. La folla sboccò per le sale. Vecchie coppie di coniugi che parevano discese dagli anni Venti, di una intellighenzia non ancora del tutto distrutta. Studenti con occhiali di ferro da populisti. Soldati attoniti, la berretta infilata nella spallina sinistra della giubba. Ma i più belli della folla erano quelli della strada, artigiani, operai, contadine dei mercati colcosiani, bàbuske degli ascensori e delle carrette di kvas. Continua la lettura

Communism Without Guarantees: On Franco Fortini

Franco Fortini (1) (piccola)

 

Marxism is an ephemeral, partisan knowledge. The obsessiveness with which it has sought to secure its documents against the vicissitudes of struggle is perhaps an ironic statement to the condition of a thought and practice whose apotheosis, like that of the proletariat and of philosophy, would mean its disappearance – or at least a change beyond recognition. The ponderous bound volumes of Kim Il Sung’s or Hoxha’s Collected Works are the grim side of this predicament, the philological minutiae of contemporary Marxology its honourable sublimation. Continua la lettura

Behind the victors
Recensione di Robert Gordon a «The Dogs of Sinai»

F. Fortini, The Dogs of Sinai, eng. transl. by A. Toscano, London, Seagull Books, 2014, pp. 140.

 

Franco Fortini’s I cani del Sinai, translated for the first time into English as The Dogs of the Sinai, was published in late November 1967, only a few months after the lightning-quick Six Day War of June 1967 that inspired it. It is a difficult, defiant work, written in the moment- “in anger, with tensed muscles and extreme rage”, as Fortini put it and so it is all the more remarkable that it has retained such personal and political resonance, as well as moments of genuine lyrical force, nearly fifty years on. Continua la lettura

I giovani secondo Fortini
Tre scritti sulla possibilità di un incontro generazionale

Non son colui, non son colui che credi
e altro è da veder che tu non vedi.1

 

Quando Fortini espone il suo punto di vista in merito alle lacerazioni inferte dalla «mutazione» all’universo giovanile, è difficile non pensare a come l’eco delle sue parole possa tornare, tutt’oggi, a sostanziarsi in verbo e a ricomporsi in un discorso di scottante attualità. Continua la lettura

«L’indice dei libri del mese» – Febbraio 2015
Speciale Franco Fortini

«L’indice dei libri del mese» di febbraio 2015 ha dedicato a Fortini un inserto speciale. Questo il sommario:


Speciale Franco Fortini

Un intellettuale, un letterato, dunque un niente, di Luca Lenzini

Franco Fortini «Tutte le poesie», di Davide Dalmas

I cani di Straub e lo smalto della borghesia. Intervista inedita a Franco Fortini, di Peter Kammerer

La poesia come pratica di minoranza, di Andrea Inglese

Proteggete le nostre verità, di Enrico Donaggio

«Come ci siamo allontanati».
Veramente di qui non mi sono mai mosso

Il vecchio ritornello l’abbiamo imparato: mala tempora currunt. E ci crediamo, come se avessero iniziato proprio ora a precipitarsi quei maledetti tempi, quasi che aspettassero noi per diventare ripugnanti: noi giovani, noi post-giovani, noi che quando eravamo giovani noi le cose non andavano così. Noi che la gioventù ce l’hanno scippata. Continua la lettura

Sogno pastorale e drammi della Storia:
fra Mantova e Bor

Nella Prefazione all’edizione del 1967 a Foglio di via Fortini parla della «folla di sconosciuti fratelli maggiori» che negli anni della guerra avevano percorso strade e designato “figure” dell’uomo nella storia tragica in atto (p. 9). Tra questi, insieme a Joszef, Machado, Brecht, Hernandez, Auden, Vallejo, è citato Miklós Radnóti, poeta di recente proposto all’attenzione dei lettori italiani da Donzelli (Mi capirebbero le scimmie, 2009), ma finora poco conosciuto in Italia. Ringraziamo Alessandro Fo, a sua volta poeta (e traduttore elegantissimo), per il bello studio che proponiamo di seguito. Continua la lettura