discussioni

Au-delà de la censure

1999, Necessità dei volti, campo profughi di Smara, deserto algerino dall’Hammada, prime catalogazioni dell’archivio fotografico conservato nel Museo Sahrawi della resistenza.

1999, Necessità dei volti, campo profughi di Smara, deserto algerino dall’Hammada, prime catalogazioni dell’archivio fotografico conservato nel Museo Sahrawi della resistenza.

Il Centre George Pompidou, per ragioni di Stato e su richiesta del Regno del Marocco, cancella il conflitto del Sahara Occidentale.

Una edizione speciale del libro Necessità dei volti, opera che raccoglie ritratti provenienti dalla guerra iniziata con l’invasione marocchina dell’ex Sahara spagnolo, è stata acquisita nel 2012 dalla Bibliothèque Kandinsky di Parigi. Consultabile finora solo nella sezione dei libri rari, il volume è stato presentato negli spazi della collezione permanente del Centro Pompidou, da metà ottobre 2018, in una sala allestita per ospitare l’insieme dei materiali che lo compongono. In seguito ad una lettera inviata da un funzionario del re Mohammed VI, alla fine di ottobre, la presidenza del museo parigino ha rimosso immediatamente l’opera sgradita al Marocco. Contro l’inedita forma di censura adottata, ed il mutismo che tuttora l’avvolge, si stanno esprimendo ricercatori e associazioni di vari paesi.

Le adesioni alla richiesta di restituzione integrale dell’opera, inviata al Centro Pompidou dai ricercatori del «Collettivo informale Sahara Occidentale», si raccolgono via mail a: necessitadeivolti@gmail.com

 

483 fotografie senza autore che sopravvivono al loro destino: immagini della quotidianità di soldati inviati a combattere una guerra che per chi l’organizza e governa da oltre quarant’anni non esiste (la chiamano “guerra fantasma”). Documenti di una memoria che perdura, quasi clandestina, e lascia vivere insieme ciò che il potere separa: sul fronte del Sahara Occidentale chi è aggredito conserva ciò che resta – qualche immagine – della vita altrui. Necessità dei volti è il volume che condensa il progetto del «Collettivo informale Sahara Occidentale»: tenere insieme una parte delle fotografie personali di soldati marocchini caduti in battaglia o fatti prigionieri dal popolo Sahrawi. Scongiurando qualsiasi esibizione di queste immagini, piuttosto le contiene e custodisce, il libro di Necessità dei volti, che in pubblico si presenta chiuso, è un’esperienza che conferma un’ipotesi del filosofo francese George Didi-Huberman: «Immagini malgrado tutto». Continua la lettura

Consiglio di lettura ai naviganti:
Kraus 1914

Karl Kraus, In questa grande epoca, a cura di I. Fantappiè, Venezia, Marsilio, 2018.

Altro che tragedia che si muta in farsa. Gli eventi sono sempre e per natura diversi ma gli schemi con cui sono interpretati, quelli sì che ritornano e ogni volta producono quel tanto di accecamento che basta a produrre lesioni sempre più profonde nella coscienza, a calcificare e infine occludere i canali in cui scorrono le linfe vitali del pensiero e della cultura. Succede quasi sempre quando una generazione e in essa un intero ceto intellettuale non ha più gli strumenti per affrontare lo stress che i mutamenti impongono a ritmo incalzante e su più fronti, da quello politico e sociale fin giù a quello psicologico ed esistenziale. Continua la lettura

Il Ciclo Šostakovič
al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

Nel desolante panorama culturale che da troppo tempo avvilisce la nostra società imponendole un’implacabile decadenza in ogni campo delle attività umane, è un grande piacere poter dar conto di alcune realtà che muovono decisamente in controtendenza. Alcune di esse sono di così ampio respiro, così ben strutturate e talmente coinvolgenti che ci si potrebbe finanche domandare come sia stato possibile concepirle ed attuarle da un punto di vista contenutistico, organizzativo ed economico, in un’epoca storica come quella in cui ci tocca vivere. Continua la lettura

Non risponde mai nessuno

Simone Ghelli, Non risponde mai nessuno, prefazione di Wu Ming 2, Torino, Miraggi Edizioni, 2017.

«La vergogna di essere uomo: c’è una ragione migliore per scrivere?».

Si apre con questa domanda di Gilles Deleuze, posta in esergo, l’ultima raccolta di racconti di Simone Ghelli, Non risponde mai nessuno. Fin dal saggio L’Atalante in Jean Vigo (2000), seguito da L’ora migliore e altri racconti (2011) e dal breve romanzo Voi, onesti farabutti (2012), Deleuze è una fonte di sollecitazione costante per Ghelli, che ha fatto propria la sua idea di “letteratura minore”, intendendola soprattutto – mi sembra di capire – come spazio di rappresentazione di vite marginali.1 Continua la lettura

Diario di paternità

Stefano Aloe, Diario di paternità, Bergamo, Lemma Press, 2017.

Un piccolo libro – per il formato e il non elevato numero di pagine – e un libro grande, in cui una dolorosa storia individuale sa trasformarsi in un luminoso messaggio di speranza, di fiducia e di amore; infine un libro composito: nell’essenza un diario, che contiene riflessioni, ricordi, brevi cronache, narrazioni fantastiche, versi, sintetiche trattazioni letterarie e culturali.

La sofferenza per la paternità negata da una Medea dei nostri tempi diviene, a poco a poco, una riflessione attenta e lucida sulla genitorialità. Così l’autore oltrepassa i confini dell’esperienza autobiografica, precisando le ragioni di questo libro: «Questo diario è una voce d’amore paterno e filiale. Ha forti radici nel vissuto di chi lo ha scritto, ma aspira all’universale che tutti ci accomuna, perché tutti siamo figli, abbiamo o abbiamo avuto genitori, e padri o madri sono molti di noi. Trae origine da un dolore e anche da una gioia troppo grandi – l’avere un figlio, che è la gioia, e il dolore del venirne privato; a entrambi i sentimenti cerca di scampare attraverso riflessione e lirica». Continua la lettura

L’intransigenza alla tastiera
Rudolf Serkin, «The Complete Columbia Album Collection»

Rudolf Serkin, 1962.

Rudolf Serkin, 1962.

 

Da alcuni decenni siamo piacevolmente abituati alla pubblicazione di progetti discografici dedicati all’intera produzione di un compositore o di un interprete. Si tratta solitamente di collezioni di gran pregio, che permettono di conoscere, valutare e approfondire la completa parabola creativa o interpretativa di un musicista. Chi potrà mai dimenticare l’opera omnia (dal numero 1 al 626 del catalogo Köchel) delle composizioni di Wolfgang Amadeus Mozart? Edita da Philips nel 1991 in occasione del bicentenario della morte del genio di Salisburgo, con i suoi centottanta compact disc ha di certo rappresentato uno degli sforzi più intensi della riproduzione su disco di tutti i tempi. Non credo che questa sia stata la prima edizione completa mai realizzata nella storia, ma di sicuro essa ha rappresentato una pietra miliare nella discografia della musica classica, dando seguito a tante altre simili iniziative. Continua la lettura

Nietzsche a Wall Street

Daniele Balicco, Nietzsche a Wall Street, Macerata, Quodlibet, 2018.

Scegliendo Nietzsche a Wall Street come titolo per il suo libro, Daniele Balicco attiva una folta serie di rimandi, ovvero espone una genealogia tanto illustre quanto impegnativa. Il primo dei rinvii è esplicitato nell’Introduzione ed è a Lenin in Inghilterra, saggio apparso per firma di Mario Tronti sul n. 1 di «Classe Operaia» (1964); un altro è a Adam Smith a Pechino (Adam Smith in Bejing: Lineages of the Twenty-First Century, 2007) di Giovanni Arrighi, autore al centro di uno dei capitoli più stimolanti del libro. E fin qui, siamo entro una costellazione ben definita, che muove da un orizzonte marxista classico progredendo fin verso le vitali, militanti sponde dell’operaismo italiano: secondo una prospettiva che tuttavia allarga il novero dei riferimenti a intellettuali di varia formazione ma per nulla riducibili, nell’insieme, a posizioni ortodosse o a teorie prescrittive, e tanto meno a un retroterra solo nostrano. Così, ecco che nella sezione «Modelli» troviamo, in ordine, Franco Fortini, Edward W. Said, Fredric Jameson e il citato Arrighi, nessuno dei quali è riportabile a schemi di ordinanza; mentre a livello di pensiero (e di stile) vale per ognuno, si può dire, un tratto o motivo caratterizzante, radicale e dialettico, spiazzante, che Balicco mette a fuoco a partire da Said: il motivo del “contrappunto”, che proviene dall’ambito musicale e che va visto come modello intrinseco allo stesso Nietzsche a Wall Street, al suo modo di declinare le istanze che provengono dalla contemporaneità. Continua la lettura

L’indifferenza naturale

Italo Testa, L’indifferenza naturale, Milano, Marcos y Marcos, 2018.

Dopo varie raccolte moderatamente sperimentali (La divisione della gioia, I camminatori), e l’importante Tutto accade ovunque accolto anche all’estero (Aragno, 2016) a pieno titolo tra i libri della giovane avanguardia di questi anni, Italo Testa prosegue con questo nuovo volume una fase fruttuosa – se non pacifica, diremmo di assestamento – nella propria ricerca poetica originale, esigente e raffinata senza eccessi formali né ammiccamenti d’epoca. Priva di quella “libidine letteraria” insomma, già deprecata da Primo Levi negli anni di poco successivi alla seconda guerra mondiale. Ma oggi saremmo, e non solo in campo letterario – guerra a parte nell’accezione tradizionale –, ben oltre. Qui invece «lo sguardo è lenta costruzione» (incipit assoluto), anche se per forza di cose «guarda la vita che anonima fermenta», fino alla scomparsa o meglio cancellazione del solito “tu” poetico – un io virtuale, si sa – «dal registro delle cose animate» (p. 83). Qui «si apre un vuoto tra le cose». Continua la lettura

La forza dell’attesa
Su Velio Abati romanziere e poeta

Domani1 il romanzo, Questa notte, Canzoniere le poesie. Entrambi i testi sono stati pubblicati dall’editore Manni, rispettivamente nel 2013 e nel 2018. Si tratta, se così si può dire, di due romanzi, l’uno in prosa, l’altro in versi; l’uno narra le vicende di una lunga epoca della storia d’Italia, l’altro narra la storia dell’autore e, al contempo, la storia di compagni, amici, parenti, in una parola la storia di un’epoca, di una certa cultura italiana che vi entra sia attraverso il lessico, sia attraverso sonorità ed echi quasi sempre involontari. Continua la lettura

Su «Punctum fluens» di Antonio Bisaccia
Osservazioni sull’antinomia tra realtà e astrazione nel film sperimentale

Sì, è nata un’arte, forse la maggiore, ma è ancora in una stalla; non ha avuto la visita dei re Magi alla sua nascita. Vogliono farne, da grande, un prestigiatore da music hall o un interprete. Siamo pochi in tutto il mondo a vegliarla gelosamente, prosternati davanti alla culla come pastori di Betlemme, e se necessario la difenderemo usando il bastone.1

Siamo nel 1928. Con queste parole, non senza un filo di retorica, Abel Gance intendeva riassumere la propria idea di cinema, al contempo esponendo una poetica, mettiamola così, operativa e militante. Ed è proprio in tal senso che quel tono retorico si mostra funzionale all’oggetto polemico, ovvero il cinema stesso, col suo linguaggio conteso tra una direzione mercantile e un’altra pura. Continua la lettura

Archeologia di un matrimonio
Su «Lacci» di Domenico Starnone

Quale memoria si conserva di un matrimonio sopravvissuto alla rottura? Cosa resiste al furto degli anni? Tra le tante storie materiali, tra l’accumulo dei discorsi, cosa lega davvero i singoli alla minacciosa cantilena dell’«io ero… tu eri…»? E, soprattutto, quante realtà e quante narrazioni parallele vivono dentro il flusso uniforme dell’esistenza trascorsa sotto un medesimo tetto? Il romanzo di Domenico Starnone costruisce un edificio che dà spazio precisamente a questi dubbi, articolandoli sia tematicamente sia stilisticamente: per questo Lacci non è, semplicemente, un romanzo sulla crisi di un rapporto di coppia, ma un’opera che allestisce, attraverso se stessa, gli autoscenari di irrealizzazione di sé tenuti in piedi dai pilastri indistruttibili del matrimonio. Continua la lettura

Ascoltando Sokolov

Grigory Sokolov

Una mia impressione sull’ascolto dal vivo di un recente recital del grande pianista russo Grigorij Sokolov non può non partire da una premessa, che dovrà esser sempre chiara e presente nella mente di chi leggerà questo mio scritto, anche e soprattutto nel caso in cui alcuni dei miei punti di vista sull’arte pianistica di questo interprete non dovessero collimare con quell’idea generale di genialità condivisa dalla critica e da una consistente fetta di ascoltatori: Sokolov è un grande artista, un musicista di altissima levatura, un pianista sbalorditivo. Affermo ciò con tale convinzione che le mie parole potrebbero tranquillamente assumere connotati di autentico assioma; qualcosa, quindi, che è vero di per sé e che non è necessario dimostrare. Continua la lettura

Esercizi di sopravvivenza dello scrittore italiano
Quattro prose di Francesco Forlani, Andrea Inglese,
Giacomo Sartori, Giuseppe Schillaci

Esercizi di sopravvivenza dello scrittore italiano, a cura di F. Forlani, A. Inglese, G. Sartori, G. Schillaci [Il cartello], in «Nuova Prosa», 68, 2017, Socialpatie, a cura di S. Castiglione.

Quattro autori italiani, Francesco Forlani, Andrea Inglese, Giacomo Sartori e Giuseppe Schillaci, si sono riuniti in una “formazione improvvisata”, secondo la loro definizione, che hanno chiamato «Il cartello». Tutti e quattro vivono a Parigi, e hanno in comune la collaborazione, a diverso titolo, al blog letterario «Nazione Indiana». I loro percorsi biografici ed artistici, le loro scelte espressive e di stile sono tutt’altro che omogenee, ma leggendo i testi pubblicati su «Nuova Prosa» (e, in traduzione, nel numero 65 de «La revue littéraire»), quattro prose brevi che accompagnano la presentazione del gruppo, e che vertono sulla loro condizione di scrittori italiani non mainstream, si è colpiti dalla postura condivisa, dall’approccio comune alla questione che mostrano di avere. Continua la lettura

Versioni di me medesimo

Alessandro Niero, Versioni di me medesimo, Massa, Transeuropa, 2014.

Un mondo di sfuggenti ossessioni e di sottili conforti si affaccia da questa raccolta di versi, la terza data alle stampe da Alessandro Niero dopo Il cuoio della voce (Voland, 2004) e il misto di prosa e poesia di A.B.C. Chievo (Passigli, 2013). Come nel Paterson di Jim Jarmusch, un uomo non si sottrae a nessuna delle sue più ordinarie incombenze: entra nei negozi e negli istituti, lascia la figlia a scuola o fa il turista, si sposta in treno o fa rifornimento di benzina. Il suo orecchio è sempre attento alla risacca del quotidiano, a cavare poesia dalle sue pieghe più inaspettate, intrecciandole con i suoi propri assilli. Quello sul tempo, innanzitutto: le sue sospensioni, gli stratagemmi opposti al suo trascorrere, il suo dilatarsi nell’atto della lettura (la pagina di libro intrattiene infatti una relazione assai stretta col tempo). Continua la lettura

Il dominio della forma
Alcune osservazioni sopra «Rimi» di Gabriele Frasca

Uno scrittore che decida, oggi, di sottoporsi alla disciplina dell’endecasillabo sceglie la signoria e la servitù allo stesso tempo: dà forma all’esistente mediante l’obbedienza alla tradizione. Il rispetto del metro e degli accenti fa sembrare il contenuto d’esperienza astratto e impersonale, mentre in realtà il dominio sopra la materia è imposto con violenza; il soggetto che non si trova nei versi è nascosto nella forma. Continua la lettura

I mille film

Gianni Volpi, I mille film. Guida alla formazione di una cineteca, Milano, Baldini&Castoldi, 2017, pp. 978.

I mille film – nuova edizione postuma, riveduta e accresciuta dall’autore, di un libro del 2003 – ripercorre con sapienza, passione ed eleganza di scrittura un secolo di storia del cinema, quel lungo Novecento che si ascrive nella storia culturale mondiale come secolo del cinema. Critico autorevole e fondatore con Goffredo Fofi della mitica rivista «Ombre rosse», Gianni Volpi (1940-2013) ha svolto anche un ruolo importante per il cinema italiano in istituzioni come l’Associazione italiana amici del cinema d’essai (Aiace) e il Centro Nazionale del cortometraggio. I mille film rappresenta la summa di una carriera di studioso ma anche di spettatore di cinema, un’opera-testamento rivolta ai cinefili di lunga data come ai neofiti che desiderano orientarsi in una vicenda ancora relativamente breve eppure già estremamente densa. Continua la lettura

Attilio Lolini
(1937-2017)

Pubblichiamo il testo dedicato da Mauro Bersani ad Attilio Lolini, recentemente scomparso, e già uscito sulla pagina dedicata all’autore nel portale dell’editore Einaudi. Ringraziamo l’autore per aver autorizzato la pubblicazione.

 

Foto di Maria Luisa Meoni, Siena, 1989 (Archivio Fortini, fondo Carlo Fini); da sinistra: Ruggero Lolini, Attilio Lolini (in piedi), Franco Fortini, Carlo Fini.

Foto di Maria Luisa Meoni, Siena, 1989 (Archivio Fortini, fondo Carlo Fini).
Da sinistra: Ruggero Lolini, Attilio Lolini (in piedi), Franco Fortini, Carlo Fini.

 

Da molti anni si era autoconfinato a San Rocco a Pilli, non lontano dalla sua Siena, e rifiutava inviti che lo smuovessero da casa sua. Ancora per l’uscita del suo primo libro einaudiano, Notizie dalla necropoli. 1974-2004, era venuto a Torino per un piccolo festeggiamento. Ma in occasione dell’uscita di Carte da sandwich, quattro anni fa, non si mosse da casa nemmeno per una importante presentazione organizzata da Giovanni Tesio e altri critici che ci tenevano a omaggiarlo e risarcirlo del troppo silenzio che aveva circondato la sua opera poetica negli anni precedenti. Continua la lettura

Scipio Slataper: un mosaico di prospettive

«Voglio morire alla sommità della mia vita». Atti delle iniziative per i cento anni dalla morte di Scipio Slataper, a cura di Lorenzo Tommasini e Luca Zorzenon, Centro Studi Scipio Slataper, Trieste 2016, pp. 256.

Passeggiando per Trieste le tracce slataperiane non sono evidenti come quelle legate a Saba, Svevo e Joyce – i tre letterati eletti a numi tutelari del capoluogo giuliano cui sono dedicate tre fotografatissime statue. Il suo ruolo di scrittore non è neppure sottolineato nella strada a lui dedicata, dove viene rubricato come “volontario triestino”. Eppure, «Slataper è l’anima di Trieste», come sostiene Claudio Magris in Microcosmi con una sintesi brillante. Che subito dopo si rivela però ingarbugliata se non addirittura contraddittoria, appunto, come l’anima della città che ha in questo autore un cantore formidabile. Continua la lettura

Elezioni nel Regno Unito

Supporters gather before a campaign visit by Labour Leader Jeremy Corbyn in West Kirby on May 20, 2017

Supporters gather before a campaign visit by Labour Leader Jeremy Corbyn in West Kirby on May 20, 2017.

 

Il risultato complessivo parla da solo. I laburisti di Corbyn non hanno realizzato il rovesciamento completo della situazione precedente, ritenuto impossibile da tutti, anche dai commentatori seri, ma ci sono andati molto vicino. Più vicino di quanto io non sperassi. Se si guardano i dettagli (i laburisti hanno perso Glasgow East per venti voti – e non è il solo caso) ci si può persino scoprire a pensare che c’è mancato poco. I vecchi, anche non tifosi di calcio, come me, ricordano i “quasi goal” delle radiocronache di Carosio – per l’Italia s’intende. Continua la lettura

Il paziente crede di essere

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Il paziente crede di essere, Gorilla Sapiens Edizioni, Roma 2016, pp. 140.

Il paziente crede di essere, pubblicato da Gorilla Sapiens nel 2016, arriva dopo vent’anni esatti dalla plaquette Elogio dell’opacità (Edizioni Pulcinoelefante, Osnago), esordio in volume di Marco Giovenale, autore romano che già a partire dal 1989 aveva pubblicato poesie e prose in rivista. Della sua ampia produzione si ricorderanno le raccolte di poesia Il segno meno (Manni, Lecce 2003), Shelter (Donzelli, Roma 2010), Maniera nera (Aragno, Torino 2015) e la recentissima Strettoie (Arcipelago Itaca, Osimo 2017); numerosi anche i libri in prosa, tra i quali segnaliamo i due più recenti: white while (Gauss PDF, 2014) e Numeri morali (ebook gammm, 2014). Continua la lettura