discussioni

Memorie dal taccuino d’un volontario

G. Stuparich, Guerra del ’15, a cura e con un saggio di G. Sandrini, Macerata, Quodlibet, 2015, pp. 197.

Il ritorno in libreria dopo diversi decenni di assenza di Guerra del ’15 di Giani Stuparich, diario che racconta giorno per giorno le vicende dei primi due mesi della Grande Guerra viste dagli occhi di un volontario giuliano, è una novità da salutare favorevolmente. In effetti, tra le numerosissime iniziative per ricordare il centenario del conflitto mondiale, si sentiva la mancanza di una ristampa di questo testo che da tempo è stato riconosciuto come una testimonianza fondamentale all’interno del più ampio panorama della letteratura scaturita dall’esperienza bellica. Era inoltre necessario l’avvio di una nuova discussione, reso indispensabile dalle recenti scoperte e analisi filologiche che hanno portato alla luce il taccuino originale in cui Stuparich appuntò le sue prime impressioni della vita di trincea per poi rielaborarle e sistemarle in vista della prima edizione pubblicata da Treves nel 1931. Continua la lettura

Direi di no

Enrico Donaggio, Direi di no. Desideri di migliori libertà, Milano, Feltrinelli, 2016, pp. 160.

Il libro di Enrico Donaggio è un libro da leggere, e non si presta ad un riassunto “oggettivo”. Ricco di riferimenti e di allusioni, privo di apparati eruditi e parsimonioso nelle citazioni – nel confronto con autori classici o contemporanei privilegia il discorso indiretto libero e la parafrasi –, dall’andatura apparentemente divagante e discontinua, il lavoro di Donaggio si presenta come una meditazione che occorre seguire in funzione dei propri interrogativi, e da cui prelevare domande e risposte, sollecitazioni e ispirazioni. Continua la lettura

Margine

Poiché solo la conoscenza che si trasforma in azione fugge alla morte. (Lukács)

In questo breve intervento accolgo le domande che Rino Genovese, lo scorso aprile, ha rivolto invitando tutti gli interessati alla discussione sulla critica e sulla sua possibile funzione oggi.1

Lo stesso Genovese, presentando sul sito de «Il Ponte» la Fondazione per la critica sociale, mette insieme due idee o se vogliamo due speranze: restituire alla critica uno statuto militante e rimettere al centro della discussione il conflitto sociale. Un programma non da poco, la cui difficoltà principale consiste nel fatto che il conflitto sociale al momento non è al centro né del discorso critico né di quello politico in generale. E se, anzi, esso è in qualche modo ravvisabile nell’insoddisfazione latente che accompagna la vita dei “nuovi giovani” e non solo, e potrebbe quindi a volte riuscire a venire alla luce, il suo corrispettivo oggettivo, ovvero il conflitto di classe, è totalmente sparito dall’orizzonte. Lo spostamento del conflitto di classe in conflitto sociale dovrebbe essere forse un punto di partenza di una discussione che si voglia critica. A quale classe o ceto o gruppo economico sociale o genere ognuno di noi appartenga e in nome di cosa e contro chi voglia indirizzare la sua attività intellettuale: sono domande, oggi più che mai, tutt’altro che scontate e che aiutano a considerarci tutti come inseriti dentro il conflitto. Continua la lettura

Poesie scelte (1975-2011)

Michail Ajzenberg, Poesie scelte (1975-2011), trad. dal russo di Elisa Baglioni, Transeuropa, Massa 2013, pp. 143, € 10.00.

La duplice natura del moscovita Michail Ajzenberg (1948) – tra i maggiori poeti russi viventi e tra i maggiori critici militanti viventi – potrebbe indurre al sospetto: di rado una palese vocazione lirica va a coniugarsi armonicamente con la disposizione chiarificatrice propria all’indagatore di poetiche altrui. È, invece, il caso dell’autore in questione, ma secondo una specie di linea di proporzionalità inversa, che – semplificando e sgrossando – vuole tanto delucidante l’Ajzenberg-critico quanto cifrato l’Ajzenberg-poeta. La stessa, talentuosissima, curatrice del volume, del resto, parla di «creazione di immagini dense, impreviste ed enigmatiche», che sono la croce e la delizia del lettore. I testi ajzenberghiani, infatti, somigliano a perfette traduzioni da un importante originale di cui, persino allo stesso poeta(-traduttore), siano miracolosamente pervenuti soltanto i lacerti. Da quello stesso lettore (e da quello stesso traduttore), però, spira sempre un senso di “cripticità” necessaria, mai un atteggiarsi a poeta oscuro, a manierista del difficile. Continua la lettura

Compagni e maestri

Luca Baranelli, Compagni e maestri, Quodlibet, Macerata 2016, pp. 102.

Prima di cominciare, invochiamo la Musa. In un articolo su Pasolini del ’92 Fortini ebbe a scrivere che, nonostante le brucianti divergenze, li accomunava l’idea di «una società che non vuole padri, se non dopo avere incontrati dei fratelli, né maestri se non dopo avere riconosciuti dei compagni». ompagni e maestri dunque – e magari, con Meneghello, rigorosamente «piccoli». L’ordine di successione implica una priorità morale, e un’idea di società. Compagni e maestri è il titolo del libro involontario di Luca Baranelli, che un gruppo di amici, insieme all’editore Quodlibet, ha deciso di dedicargli per festeggiare i suoi ottant’anni. Continua la lettura

Vicino/Lontano
Una replica a Francesco Diaco

Ho riletto con attenzione Lontananze di Francesco Diaco e vorrei muovere all’autore alcune obiezioni, partendo da un mio convincimento rafforzatosi negli ultimi tempi: il discorso su Fortini e la sua opera è meglio che non si riduca a un confronto  tra “fortiniani” o addetti ai lavori. Non ho pregiudizi verso gli studiosi che si applichino da specialisti a un autore anche per me fondamentale, ma la piega  scolastica che a volte anche la riflessione sull’opera di Fortini ha assunto in passato andrebbe evitata. Più importante e urgente  mi pare  oggi costruire un’immagine veritiera di Fortini che possa circolare extra nos e raggiungere altri, soprattutto quanti lo ignorano o conoscono poco le sue opere. Continua la lettura

Per Renato Solmi

Sabato 2 aprile al Centro Studi Sereno Regis di Torino ha avuto luogo una serata per ricordare Renato Solmi.

Sono intervenuti Tommaso Munari, Simone Scala con ampie e approfondite relazioni sul pensiero e il lavoro editoriale di Solmi, a cui hanno fatto seguito testimonianze di Francesco Ciafaloni, Giovanni Ramella, Cesare Pianciola, Enrico Peyretti. Hanno introdotto Enzo Ferrara e Massimo Cappitti, organizzatori della serata; Luca Baranelli ha dato inizio ai lavori con un breve e intenso saluto. Ringraziamo Francesco Ciafaloni, collaboratore del Centro Fortini, per aver fornito all’Ospite ingrato il testo del suo intervento, che ha messo lucidamente a fuoco l’eredità dello straordinario lavoro intellettuale di Renato Solmi. Continua la lettura

Ideologia digitale
Competenze e discipline nel sistema di formazione europeo

Nei discorsi istituzionali sulla didattica “digitale” stupisce senz’altro la carica retorica che li accompagna. Uso spropositato di aggettivazione, ridondanza, neologismi e prestiti dall’inglese, il tutto accompagnato da grandi sorrisi, ampia gestualità, o nel caso di testi su carta stampata, da grassetti, sottolineature, colori, ingrandimenti del carattere. Questa enfasi si ripete anche in contesti non ufficiali e tendenzialmente neutrali.1 Così, ad esempio, in un manuale per la preparazione del Concorso a Cattedra del 2012, il capitolo dedicato alla strumentazione digitale si presenta come un contenuto pubblicitario della pagina web di un produttore di tecnologie informatiche e della comunicazione (ITC). In qualsiasi momento del testo è possibile recuperare un saggio del lessico e delle forme argomentative tipiche di questo genere di discorsi:

 

La lavagna digitale e le TIC, più in generale, offrono un’ampia gamma di possibilità al docente per creare un mixed reality in cui digitale, virtuale e creatività convivono attraverso modalità di scrittura che non sono più semplici riproduzioni, bensì fondamentalmente, forme di visualizzazione del pensiero che attraverso immagini manipolabili, ibridabili, clonabili divengono parte di un insieme plurisensoriale accattivante.2

 

Per un canone realista.
Barthélemy Amengual scrittore di cinema (dalla parte di André Bazin)

Forse il nome di Barthélemy Amengual (1919-2005) non dirà molto, oggi, al lettore o allo spettatore italiano: legato, com’è, a una stagione ormai trascorsa, quella d’una critica militante severa ma insostituibile, e di fatto insostituita, che ha condotto una serie di battaglie culturali importanti, certo non tutte condivisibili, tra il secondo dopoguerra e il tragico limine degli anni ’90. Il riferimento, naturalmente, va a Guido Aristarco e alla rivista Cinema Nuovo, della quale Amengual fu a lungo collaboratore. Continua la lettura

Profilo di Francesco Permunian

Tradizionalmente la provincia italiana viene ritratta come la culla e il baluardo delle virtù e delle identità nazionali. Questa visione è parsa mistificante e falsamente idilliaca fin dal suo nascere, eppure, per motivi di diversa natura, è riuscita a entrare nell’immaginario collettivo. Cosa c’è di vero oggi in questa prospettiva? Di quali virtù e di quale identità si fa portatrice l’Italia profonda? Continua la lettura

Intervista a Luciano Gallino
a cura di Giacomo Russo Spena

Lo scorso 8 novembre è scomparso Luciano Gallino, sociologo di chiara fama, intellettuale militante e tra gli interpreti in assoluto più acuti del nostro tempo.

Di lui ha scritto Marco Revelli sul «Manifesto» (9.11) che si era formato «in quella Camelot moderna che era l’Ivrea di Adriano Olivetti, all’insegna di un “umanesimo industriale” che ovunque avrebbe costituito un ossimoro tranne che lì, dove in una finestra temporale eccezionale dovuta agli enormi vantaggi competitivi di quel prodotto e di quel modello produttivo, fu possibile sperimentare una sorta di “fordismo smart”, intelligente e comunitario, in cui si provò a coniugare industria e cultura, produzione e arte, con l’obiettivo, neppur tanto utopico, di suturare la frattura tra persona e lavoro. E in cui poteva capitare che il capo del personale fosse il Paolo Volponi che poi scriverà Le mosche del capitale, e che alla pubblicità lavorasse uno come Franco Fortini, mentre a pensare la “città dell’uomo” c’erano uomini come Gallino, appunto, e Pizzorno, Rozzi, Novara… il fior fiore di una sociologia critica e di una psicologia del lavoro dal volto umano».

Ai nostri lettori suggeriamo la lettura della sua ultima intervista (con un grazie a Giacomo Russo Spena e «Micromega» per l’autorizzazione). Continua la lettura

Intervista a Jean-Charles Vegliante
a cura di Felice Piemontese

Orrore ed esecrazione sono ovviamente i sentimenti prevalenti. Ma ciò che più colpisce nei fatti di Parigi è il cambio di strategia dei terroristi. Se un bersaglio come «Charlie Hebdo» poteva essere in qualche modo previsto, sparare a casaccio sui clienti di un ristorante o in una sala da concerti o in uno stadio apre scenari terrificanti. Come vivi, da parigino, questa situazione inedita? Continua la lettura

Ricordando Cesare Cases

Fortini - Cases (edit) piccola

 

Dieci anni fa, il 27 luglio 2005, moriva a Firenze Cesare Cases. Nel decennale della scomparsa per le edizioni Quodlibet si annuncia un libro postumo di straordinario interesse: Laboratorio Faust, a cura di Roberto Venuti e con un saggio di Michele Sisto: il volume raccoglie tutti i più importanti contributi di Cases sul Faust di Goethe, insieme alle osservazioni inviate all’amico Fortini nel corso della traduzione da quest’ultimo intrapresa per i «Meridiani» Mondadori (19701). L’uscita è prevista entro l’anno; intanto è appena stata pubblicata presso le Edizioni della Normale la nuova edizione accresciuta di C. Cases – S. Timpanaro, Un lapsus di Marx. Carteggio 1956-1990, a cura di Luca Baranelli. Continua la lettura

«Vogliatemi bene e ridete pure,
perché anch’io a momenti ci rido sopra»
In ricordo di Pucci Saija Panzieri

Ho incontrato per la prima volta Pucci Saija Panzieri nel pomeriggio del 24 settembre del 2004, nella sua casa di via Sei Ville, a Torino. Da pochi mesi avevo cominciato a occuparmi di suo marito, Raniero Panzieri, per una tesi di dottorato sul rapporto tra intellettuali e Partito socialista. Avevo 26 anni e Pucci stava per compierne 87. In borsa avevo un registratore, e l’intenzione di farle un’intervista. L’incontro prese da subito una piega diversa. Non ho mai registrato le nostre chiacchierate e abbiamo parlato di Raniero, sì, ma anche di lei e – soprattutto – di me, delle mie idee, delle mie aspettative, delle mie preoccupazioni. Continua la lettura

Giuseppe Gozzini
«Non complice. Storia di un obiettore»
Nota introduttiva

Pubblichiamo la Nota introduttiva di Piero Scaramucci al libro che raccoglie scritti di Giuseppe Gozzini, Non complice. Storia di un obiettore, a cura di P. Scaramucci e di L. Gozzini, Edizioni dell’Asino, 2014, che raccomandiamo ai nostri lettori.

Ringraziamo gli autori per aver acconsentito alla pubblicazione.

 

Non sono un esegeta del pensiero di Giuseppe Gozzini, sono solo un amico, anzi posso dire che Beppe è stato per me il miglior amico, dal quale mi separavano tante cose: con la religione avevo rotto da anni, ero rispettoso ma un po’ diffidente della non violenza, ero assai meno comunista di lui. Eppure… Continua la lettura

Nuova “haine de la littérature”?

Intervento estemporaneo al convegno CIRCE «Nouveaux réalismes», Parigi, 12-14 giugno 2014.

 

Et tout le reste est littérature.

P. Verlaine, Art poétique (1874)

 

Avrei potuto intitolare, forse meglio, odio contro la Poesia; ma l’equivoco tra la “poesia” e il “poetico” è pur sempre così diffuso che mi sono risparmiato per lo meno lunghe disquisizioni sulla differenza tra mondo dei referenti (ove il volto della mia vicina di convegno mi pare davvero poetico) e mondo del linguaggio (ove dirle «Hai una faccia poetica» non è certamente né sarà mai, tale e quale, poesia; e potrebbe anche sortire risultati non graditi). Continua la lettura

Di epica nuova

In occasione dell’uscita del blog diepicanuova Paolo Rabissi e Franco Romanò hanno fornito un resoconto della discussione, da loro promossa, intorno all’idea di una «epica nuova». Ne accogliamo il testo nel nostro sito con l’intento di sollecitare attenzione al tema e di promuovere un dibattito aperto a tutti i nostri lettori e collaboratori. Continua la lettura

I bambini e gli antenati
Ritrovare il filo con l’aiuto dei poeti*

La città diffusa

Scrive il poeta Franco Fortini (da Ancora la posizione):

 

L’ossido lede le antenne sui tetti
i marmi le vernici e le catene.
Il piombo e il bronzo si piegano piano.
Eppure sempre crescono palazzi
che fulminano azzurri all’occidente
e di lassù si scoprono alti monti.

 

Le città sono entrate nel ‘900 come spazi di emancipazione e di creazione di individui sciolti dai loro legami nella terra e nella genealogia. Sono uscite dal ‘900 come giganteschi coacervi pieni di aria cattiva, criminalità, ingestibili nessi tra permanenze del villaggio, nuovi protagonismi individuali e generazionali e nuove istituzioni di civiltà e di cultura comune. Con la diffusa speranza che comincia la de-urbanizzazione. I dati del decennio 1981 – 1991 la annunciavano cominciata, ma in verità essa si è trasformata in un processo, detto della ‘città diffusa’, tentativo di conquista urbana globale del paesaggio. Continua la lettura